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Raqqa, madre uccisa dalle poliziotte di Isis perché allattava in strada

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Ancora violenze della brigata femminile dello Stato Islamico Al Khansaa. La vittima, questa volta, una giovane donna “colpevole” di aver messo al seno il figlio sotto il niqab

Ancora violenze a Raqqa, la capitale del cosiddetto Stato islamico. La vittima, questa volta, è una giovane madre, “colpevole” di aver allattato il suo bambino per la strada sotto le vesti del niqab nero. «Ad ucciderla sono state le poliziotte di Isis. Prima le hanno tolto il bambino, poi l’hanno ammazzata», racconta al Sunday Times Aisha, una giovane donna che è fuggita da Raqqa e che ora si trova in Turchia. Secondo la propaganda jihadista la madre ha violato la sharia e le norme che impongono alla donne di non mostrare in pubblico il proprio corpo. Ma non solo. Dai proclami postati in rete sono emersi anche altri dettagli, ossia che la donna è stata mutilata prima di essere uccisa.

Le torture e le mutilazioni

Negli ultimi due anni i miliziani dello Stato Islamico hanno imposto alle abitanti dei territori controllati tutta una serie di regole molto restrittive, tra cui l’obbligo di indossare il niqab e di non circolare mai per le strade se non in compagnia di uomo. Per far rispettare queste norme è stata creato un battaglione femminile, denominato Al Khansaa, noto per aver torturato e ucciso parecchie donne. Da un lato dunque le donne sono vittime, dall’altro carnefici. Dalle testimonianze e dai racconti è emerso come questo gruppo – secondo alcuni formato da donne siriane, secondo altri da donne straniere – sia uno dei più feroci e usi strumenti medievali per torturare e terrorizzare la popolazione.

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La Gestapo dell’Isis

Secondo le esperte di terrorismo come Katherine Brown dell’Università di Birmingham, la brigata femminile in questi mesi è diventata sempre più aggressiva e operativa. Informazioni confermate anche dagli attivisti anti Isis di Raqqa is Being Slaughtered Silently. Non a caso in questi mesi la stampa britannica l’ha ribattezzata la Gestapo di Isis, con riferimento alla polizia segreta dei nazisti. La brigata Al Khansaa infatti è responsabile anche della propaganda e delle operazioni di spionaggio del Califfato. «Ho visto una donna al mercato obbligata ad aprire il sacchetto in cui teneva le verdure», ha raccontato Salih, 77 anni anche lei fuggita da Raqqa. «Una delle poliziotte di Isis l’ha colpita così forte che è morta dissanguata sulla strada per l’ospedale». Tra i compiti di Al Khansaa c’è anche trovare altre donne da dare in mogli ai miliziani. Um Hamid, 50 anni, vedova, ha raccontato al Sunday Times, di essere stata minacciata se non avesse dato in sposa le sue figlie. «Ma preferisco morire di fame piuttosto che farlo», ha detto la donna. Secondo altre testimonianze Isis lucra anche sul controllo delle donne: indossare abiti non adatti comporta una multa di 50 dollari, oltre che punizioni fisiche come frustate e mutilazioni.

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