“REFERENDUM ANCHE IN ITALIA”; L’APPELLO DI FELTRI DOPO LA BREXIT

1397
VITTORIO FELTRI

Conviene metterla sul ridere. Non mi ero mai divertito tanto quanto ieri leggendo i commenti dei giornali sull’ esito del referendum che ha decretato l’ uscita della Gran Bretagna dal circo europeo, popolato di squali della finanza e da opportunisti di varia estrazione. Gli editorialisti più avveduti si sono lasciati trascinare dalla disperazione. Il mio amico Antonio Polito, giornalista scafato, addirittura ex parlamentare della Margherita (appassita), firma del Corriere della Sera, ha scritto una frase strappalacrime: «La storia non cammina sempre in avanti.

Ogni tanto si ferma, talvolta torna sui suoi passi». Sapete perché? I cittadini britannici hanno votato contro l’ Ue. Come dire che se tuo fratello non è d’ accordo con te su una qualsivoglia questione significa che è retrogrado, praticamente un coglione con gli occhi aperti sul passato e chiusi sul presente e il futuro. Sullo stesso giornale borghesuccio, diretto da Luciano Fontana, un simpatico ex comunista, Lucrezia Reichlin si sfoga bistrattando coloro che, idioti la loro parte, hanno detto no a Bruxelles. Secondo Polito, chi non sta da una certa parte, sbaglia per ignoranza.

La Repubblica la butta sul conflitto generazionale. Il direttore Calabresi, detto l’ orfano, afferma candidamente che i giovani sono stati castigati dai vecchi rimbambiti che hanno voltato le spalle alla macchina burocratica che governa il Vecchio Continente. Ciascuno ha le proprie opinioni che però, se non coincidono con quelle di lorsignori, sono espressioni di demenza senile. A nessuno viene in mente che in democrazia decide la maggioranza, le cui scelte vanno rispettate e non respinte con sdegno.

Ma non è questo il punto più importante. La stampa italiana, e in genere quella europea, ha segnalato, per dimostrare la follia del voto britannico, che tutte le Borse della comunità hanno reagito negativamente al risultato nefasto del referendum inglese, perdendo dall’otto al dieci per cento. Vero. Verissimo. Ma ha trascurato di precisare che Londra, invece, è andata sotto soltanto del tre per cento. Una percentuale fisiologica l’ indomani di un terremoto. Riflessione. Se i mercati londinesi sono andati molto meglio degli altri vuol dire che la situazione non è grave per gli inglesi, semmai lo è per i Paesi ancora legati all’ Ue. Reazioni? Zero. Transeat.

A noi di Libero non importa nulla del piagnisteo europeista. Piuttosto ci sta a cuore la democrazia, che in Italia non gode di molti estimatori. Ecco perché chiediamo che anche a noi venga offerta, come agli inglesi, l’ opportunità di esprimerci sul delicato tema: vogliamo o no confermare attraverso un referendum il nostro legame a Bruxelles e alla moneta unica? Affidiamo ai nostri compatrioti il compito di stabilire se andare di là o restare di qua. Organizziamo un bel referendum consultivo, identico a quello britannico, per sapere come la pensano i connazionali. A consultazione effettuate ci uniformeremo alla volontà del popolo. Esso indicherà che dobbiamo rimanere in Europa? Ok. No problem. Nulla da obiettare. Se però dimostrerà col suffragio che preferisce l’ indipendenza, indipendenza sia. Non esiste una terza via in democrazia.

Ciò che conta è non imporre le tesi dei soliti noti, cioè dei Prodi e dei Ciampi di turno, ovvero uomini che si sentono superiori ai comuni mortali e in diritto di obbligarci a seguirli anche all’ inferno. Un Paese democraticamente evoluto non ha paura della gente, ma la serve, ne segue le indicazioni o, se del caso, si dimette senza obiettare. Siamo edotti che i professori alla Mario Monti (una moltitudine) hanno orientamenti diversi nella convinzione di essere menti superiori e, pertanto, abilitati a sostituirsi agli elettori nel deliberare su materie quali i trattati internazionali. Ma la loro è presunzione.

Spocchia. Noi supplichiamo di essere ascoltati. Desideriamo essere consultati come sono stati consultati gli inglesi. Desideriamo votare. Per ottenere questo diritto invochiamo l’ aiuto o almeno l’ appoggio di partiti sensibili, quali la Lega, i Fratelli d’ Italia e il M5S. Ai nostri lettori rivolgiamo una preghiera: ci inviino la loro firma a sostegno del referendum. Facciano sentire la loro voce che, unita alla nostra, qualcosa potrà portare a casa.

Fonte: Qui