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Reggi Emilia: Passanti allarmati per il velo islamico integrale. Il Comune: «Niente ordinanza per toglierlo»

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Reggio Emilia, novembre 2015 – FIN DOVE può arrivare la libertà di culto e dove la necessità di una maggiore sicurezza? E’ questa la domanda che sorge a seguito di un fatto emerso ieri. Ieri mattina, nel corso del mercato cittadino che si svolge in quattro piazze del centro storico, alcuni cittadini abbiano segnalato alle forze dell’ordine la presenza di una signora vestita con il tradizionale niqab (molto spesso confuso con il burqa, che invece reca la retina davanti agi occhi):: il velo integrale che lascia scoperta solo una fessura per gli occhi e copre invece il resto del capo, soprattutto i capelli, considerati in molti degli stati arabo – islamici come parte del corpo femminile provocante.

Si tratta di un vestito nero che ha messo in allarme più di un cittadino, visto che, al di là dell’aspetto religioso, non rende identificabile chi lo indossa. E questo, a pochi giorni dalle stragi di Parigi e del Mali, desta qualche preoccupazione.

Specie perchè il lungo Niqab nero è uno dei vestiti che più sono collegati alla tradizione islamica wahabita, quella che ha fatto da culla all’estremismo che insanguina il medioriente. Il fatto è ovviamente uno specchio delle settimane che stiamo vivendo: un abito che è accettato e indossato dalle donne nel vicino oriente, ad esempio in Turchia, è capace di destare allarme in Italia.

Comprensibile, anche se è sempre bene distinguere tra esigenze di sicurezza e caccia alle streghe.

VA RICORDATO infatti che gli agenti della pubblica sicurezza possono in ogni momento ordinare a chi indossa il niqab di sullevarlo per permettere l’identificazione.

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Lo afferma esplicitamente una sentenza del Consiglio di Stato, la 3076 del 19 giugno 2008: «Il nostro ordinamento consente che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali; le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall’obbligo per tali persone di sottoporsi all’identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario».

Sarà anche per questi motivi che il Comune non ha intenzione di mettere in cantiere una ordinanza anti-velo islamico. In questi giorni ci ha pensato il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana, annunciando di aver già inoltrato comunicazione alla Prefettura. C’è però da considerare l’esperienza del passato. E i fatti dello scorso decennio non vanno a supporto dello strumento dell’ordinanza: il Ministero dell’Interno le ha infatti bocciate a ripetizione, tra 2004 e 2009. Il Municipio reggiano, da parte sua, prende le distanze dall’operato dei sindaci – anti velo.

«NON ABBIAMO in cantiere alcuna ordinanza – afferma l’assessore alla sicurezza Natalia Maramotti – personalmnete trovo che agire con la forza produca ancora più distanza. Quanto al problema del burqa che occulta l’identità – precisa Maramotti – dovrebbero essere usate norme di rango nazionale».

Qualche anno fa, nel 2011, era partito in Parlamento l’iter di una legge che avrebbe vietato l’uso del niqab e del burqa in pubblico: la legge, promossa dal Pdl, finì nelle sabbie mobili dopo la caduta dell’allora Governo Berlusconi. Va sottolineato che in Belgio esiste una legge analoga, che vieta il niqab e il burka nei luoghi pubblici: legge che non ha avuto grande impatto nel campo della sicurezza nazionale, come dimostrano i fatti di questi ultimi mesi.

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