RIFUGIATI: IL FALLIMENTO DEL NOSTRO SISTEMA D’ACCOGLIENZA (INVASIONE!)

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L’Unione Europea ha riformato il Trattato di Dublino in materia di immigrazione. Secondo le nuove regole lo Stato di “primo approdo” è sempre responsabile dell’accoglienza ma d’ora in poi ogni Paese potrà accogliere al massimo il 150% della sua capacità che verrà stabilita in base al Pil, al numero di abitanti e ad altri fattori. Gli altri profughi verranno redistribuiti nel resto degli Stati Ue ma chi non volesse accoglierli dovrà sborsare circa 250mila euro per ogni migrante rifiutato.

L’Italia, insieme alla Grecia, è logicamente il Paese più coinvolto e ha avuto un sistema che definire ‘inefficiente’ sarebbe eufemistico. Ma vediamo come funziona. Per l’accoglienza dei profughi nel 2002 è stata istituito lo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che prevede la realizzazione di progetti di ‘accoglienza integrata’ da parte degli enti locali che danno la loro disponibilità su base volontaria. Oltre al classico vitto e alloggio si prevedono misure di assistenza per l’inserimento socio-economico nella comunità ospitante quali, per esempio, l’insegnamento della lingua italiana.

I vari enti locali che fanno parte della rete Sprar per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo e per il bando del triennio 2014-2016 sono stati stanziati 180 milioni di euro. Il 23 luglio 2014, poi, il Ministero dell’Intero ha inviato al Servizio Centrale, che insieme all’Anci si occupa della gestione degli Sprar, una comunicazione per avviare “un’indagine conoscitiva” volta a verificare la disponibilità degli enti locali ad accogliere anche i minori stranieri non accompagnati anche non richiedenti asilo “specificando che il contributo statale pro capite/pro die per questi posti sarebbe stato di 45 euro”.

Nel bando per il 2016-2017 si sottolinea, invece, che “non esiste un costo giornaliero (prodie/procapite) definito, essendo il piano finanziario preventivo la formalizzazione economica delle attività che si intendono svolgere, così come descritte nella domanda di contributo” e che “in fase di valutazione di tali domande, la Commissione terrà conto dell’economicità della singola proposta progettuale, con riferimento allo standard rilevato all’interno dello SPRAR e in termini di coerenza di budget con i servizi previsti”. L’Anci, dal canto suo, nel luglio 2015, aveva giudicato in maniera positiva l’ampliamento di almeno 10.000 posti per la rete SPRAR’ e la riduzione da parte del governo del 5% della quota di cofinanziamento da parte dei Comuni.

Sul sito sprar.it si mette in evidenza come il modello di accoglienza dello Sprar faccia scuola in Slovenia ma, in realtà, i profughi che vi accedono sono solo circa 20mila a fronte di 175mila migranti sbarcati nelle coste italiane nel 2014 e di 121.500 nei primi 9 mesi dello scorso anno. Di questi solo 65mila hanno fatto istanza di protezione internazionale nel 2014 e 25mila nei primi cinque mesi del 2015. Sono questi i numeri snocciolati nel Rapporto sulla protezione internazionale redatto nel 2015 dallo Spar del Ministero dell’Interno insieme all’Anci, alla Caritas italiana, alla Fondazione migrantes, a Cittalia in collaborazione con Unhcr.

Ma ancora più interessante risulta essere la distribuzione geografica dei 430 progetti di accoglienza Sprar suddivisi tra in 340 comuni, 31 province e 8 unioni di comuni per totale di 379 enti locali coinvolti nell’accoglienza di 20796 profughi nei primi cinque mesi del 2015. È curioso, quindi, scoprire come su un totale di quasi 8mila comuni, per la maggior parte guidati da giunte di sinistra, solo 340 abbiano aderito al programma di ‘accoglienza diffusa’. Nella ‘rossa’Toscana oltre agli enti provinciali di Siena e Lucca, su 280 comuni solo 12 hanno dato disponibilità ad accogliere in 595 posti di cui 381 assegnati col bando e 214 aggiuntivi. Nella ‘sinistrissima’ Emilia Romagna gli enti locali coinvolti sono solo 14 per un totale di 831 posti disponibili, mentre nelle vicine Marche sono attivi una quindicina di progetti Sprar che interessano una decina di comuni su 230 e 3 province su 5.

Ma il problema vero consiste nel fatto che i migranti che arrivano nel nostro Paese non vogliono essere identificati. “L’audizione del settembre scorso della direttrice del servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, Daniela Stradiotto, ha messo nero su bianco come il 66% dei migranti, quasi 1 su 4, non veniva mai identificato nei Centri d’identificazione. È per questo motivo che la maggior parte dei profughi è ospitata nei Cas, i centri d’accoglienza straordinaria”, spiega al giornale.it il deputato forzista Gregorio Fontana, membro della Commissione d’inchiesta sui centri per immigrati che è stata prorogata di un anno. “Siamo stati favorevoli – spiega il deputato parlando a nome di Forza Italia – al prolungamento dei lavori di questa commissione perché siamo riusciti, con i nostri emendamenti, a far cambiare gli obiettivi. D’ora in poi non si occuperà più soltanto di presunte violenze dei diritti umani commesse nei centri d’accoglienza, come inizialmente voleva la sinistra, ma andrà a fondo nella verifica del ‘sistema dell’accoglienza’ così come ha fatto Mario Giordano col suo libro “Profugopoli”.

Fonte: Qui

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