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RISORSA MAROCCHINA PICCHIA MOGLIE INCINTA E FIGLIA PERCHE’ SI RIFIUTANO DI PREGARE

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Macerata, 12 ott – Ennesimo episodio di violenza in famiglia perpetrato da un immigrato nei confronti di moglie e figlie. Non vuoi pregare? Giù botte. Un marocchino musulmano di 45 anni, residente a Macerata, ha picchiato la moglie incinta e le due figlie perché non volevano pregare insieme a lui con il rituale islamico. La donna, una donna italiana che oggi ha 34 anni, è stata accusata dall’immigrato anche di tradimento. Il marocchino, denunciato e poi arrestato, finirà a processo, con l’accusa formale di lesioni e maltrattamenti in famiglia. Nel frattempo la moglie e i quattro figli sono stati accolti in una struttura protetta, in attesa che l’uomo venga processato e, ci si augura, finisca in galera.

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La vicenda risale all’estate dell’anno scorso, quando nel giugno del 2016 il marocchino, residente con la famiglia in un comune in provincia di Macerata, ha aggredito più volte la moglie in avanzato stato di gravidanza, sferrandole calci anche sulla pancia. Il tutto avveniva nelle mura di casa, spesso anche di fronte ai 4 figli della coppia. Come se non fossero bastate le accuse e le botte, in segno di punizione da parte del marito, alla donna è stato impedito di usare il cellulare e di uscire di casa. Il motivo era di quelli futili, una scenata di gelosia con l’accusa di essere una poco di buono che lo tradiva. Quando poi arrivava il momento di pregare le cose si mettevano anche peggio e insieme agli insulti e agli epiteti volgari arrivavano anche calci e pugni.

Anche alle due figlie più piccole della coppia il trattamento riservato dal padre era terribile. Quando non volevano pregare con lui le picchiava alla testa alle gambe.

Anna Pedri – Il Primato Nazionale

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