Roma, scolarizzazione dei bambini rom? Un totale fallimento, buttati 10 milioni di euro

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Il Comune di Roma ha speso dieci milioni di euro tra il 2005 e il 2015 per la scolarizzazione dei minori che abitano nei campi rom ma la loro presenza nelle classi della Capitale è in forte calo. E’ l’ultima tegola su Palazzo Senatorio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che traccia un bilancio di questi dieci anni dopo un esposto di Fabrizio Santori, consigliere regionale di Fratelli d’Italia-An.

Ripora Il Tempo che nella relazione dell’Anac datata 9 marzo si evidenzia che “per l’affidamento del servizio di scolarizzazione dei minori Rom, Sinti e Caminanti nel periodo settembre 2005- agosto 2015, Roma Capitale ha espletato quindici procedure negoziate. Il presupposto legittimante della procedura in parola – scrive Anac – è l’ estrema urgenza”. Punto contestato da Raffaele Cantone che precisa che “l’urgenza deve risultare da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti e non da situazioni soggettive e prevedibili”. Inoltre è emerso che, “nel periodo di riferimento (2005-2015), gli operatori economici ai quali, tramite diverse tipologie di procedure, è stato affidato il servizio di scolarizzazione sono essenzialmente quattro: Arci Solidarietà La zio Onlus, Casa dei Diritti Sociali Focus Onlus, Ermes Cooperativa Sociale Onlus ela Cooperativa Sociale Eureka I Onlus. Roma Capitale – nota Anac – ha consolidato un rapporto esclusivo con alcuni soggetti, e non è stata data l’opportunità ad altri operatori di partecipare alle procedure, potenzialmente idonei a svolgere il servizio. Inoltre appare improbabile che il mercato degli enti che svolgono il servizio di scolarizzazione dei Rom, si limiti solo a quattro Onlus”.

Un progetto, quello della scolarizzazione dei minori nei campi nomadi autorizzati dal Comune di Roma, che non ha dato gli effetti sperati. Nella relazione che Cantone ha inviato ai magistrati e ai giudici contabili, emerge un dato drammatico: la scarsa frequenza degli alunni con picchi di assenze, come rilevato nell’anno scolastico 2014/2015, che raggiunge il 53,1%. Più di uno studente su due.

Come fonte Libero