SALLUSTI – Mondo ostaggio dei folli E il Califfo festeggia

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L’assassino è sempre un pazzo: a Nizza come a Monaco. Ma intanto continuiamo a morire

È logico tirare un sospiro di sollievo solo perché a uccidere nove ragazzi non è stato un militante dell’Isis ma un giovane iraniano con disturbi psichici? Ormai le vittime sono numeri, quasi che solo i carnefici avessero volti e storie.

Li guardiamo, li radiografiamo, ci sforziamo di catalogare, ma non ci sono stragi di serie A che fanno paura e altre di serie B che tranquillizzano. Ci stiamo assuefacendo all’orrore, ultima tappa del percorso di decadenza prima morale e poi politica che ci ha fatto diventare fragili e vulnerabili. Isis è un luogo (il Califfato), un’organizzazione, ma soprattutto è il format di chi odia la nostra società, un format di successo per i risultati che ottiene e il clamore che raggiunge. Dicono, per rassicurarci: a Monaco non è stato terrorismo, a sparare a caso sulla folla è stato un pazzo. Perché secondo voi chi a Nizza si è messo alla guida di un camion per falciare i passanti era uno normale? Perché chi entra in una discoteca distribuendo raffiche di kalashnikov è uno che non ha qualche problema?

Certo, ci sono i pazzi. Alcuni vengono innescati, altri si autoinvestono di una missione, ma il risultato non cambia. Ci sarà un motivo perché da ieri pomeriggio sui siti riconducibili all’estremismo islamico si inneggia all’eroe di Monaco, perché una città sia stata blindata per ore come se fosse sotto attacco, perché la cancelliera Merkel sia apparsa in tv per tranquillizzare tutti i tedeschi sulla loro sicurezza. Il motivo è che Monaco è comunque un successo del format Isis, cioè vendicarsi seminando morte e orrore.

I distinguo lasciamoli agli esperti, molti dei quali sono gli stessi che negli anni Settanta e Ottanta catalogavano in maniera diversa i morti della stagione delle stragi a secondo che a colpire fossero terroristi rossi o neri. Fu una mattanza in cui si infilarono tutti: mafie, camorre, anarchici, servizi deviati. E ancora oggi, a distanza di anni, non su tutto siamo riusciti ad accertare la verità. Anni bui, come quelli che stiamo vivendo, anni in cui la verità della cronaca è ininfluente. I ragazzi di Monaco erano uguali a quelli del Bataclan, di Bruxelles, di Nizza. L’unica verità è che non ci sono più.

Fonte: Il Giornale