Il Sud con Salvini

#Salvini: insieme a Le Pen costringeremo l’Ue a blindare i confini

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UDINE. Matteo Salvini, segretario della Lega: Europa, Schengen, Renzi, banche, Serracchiani, Corona… Non ha che l’imbarazzo della scelta. Da dove partiamo?

«Dalla prossima settimana. Che per me sarà di fuoco».

Come mai?

«Lunedì sarò a Bruxelles a difendere l’olio di oliva made in Italy contro le paventate 35 mila tonnellate di quello tunisino proposto dalla Mogherini. Temo che la commissione commercio purtroppo voterà a favore».

Le giornate successive, invece…?

«Martedì sarò nella vostra Regione: Codroipo, Trieste, Pordenone e una visita ai confini».

Il motivo?

«Documentare che in Italia entra ed esce chiunque senza alcun controllo. Mercoledì parteciperò a una riunione con consiglieri e assessori della Lombardia. Ci sarà anche Maroni».

E arriviamo a giovedì, con l’appuntamento con i partiti amici europei.

«Arriveranno Marie Le Pen, gli austriaci, gli olandesi, i fiamminghi, i polacchi, i rumeni, gli inglesi. Un grande appuntamento politico internazionale».

Immagino per attaccare l’Europa, pardon, questa Europa e individuare le contromisure?

«Sì, elaboreremo una nostra idea seria di Europa. Vogliamo recuperare sovranità e controllo».

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Un’idea seria di Europa, dice. Ma nel concreto di che cosa parlerete e la Lega che Europa vuole?

«Un’Europa più forte e attenta. Parleremo di immigrazione, di commercio, di difesa delle produzioni locali, di banche. Diremo no alla direttiva demenziale del “bail in” che coinvolge nel disastro anche i correntisti. Ma parleremo anche della Russia che va considerata amica dell’Europa».

L’Europa è attraversata dal vento anti-Schengen. Ritiene che la vicenda dei confini possa fare saltare il banco-Schengen?

«Schengen di fatto non esiste più. Basta guardare a Danimarca, Germania, Francia, Austria… Ogni Stato vuole capire chi entra e chi esce da casa sua. Renzi, invece, dorme».

Ma la “vostra” Europa?

«La nostra Europa si occupa di poche cose ma le vuole fare bene».

Ma volete che l’Europa rimanga o no?

«È un dibattito aperto. Gli inglesi faranno un referendum per capire cosa fare. Personalmente, un tentativo per rivedere i trattati sono disposto a farlo. Ma se Bruxelles pensa di fare entrare il Kossovo e la Turchia o togliere i dazi sull’economia cinese, beh, a quel punto…».

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Torniamo alle fibrillazioni sui confini.

«La casa sta bruciando. Quando lo dicevamo noi eravamo populisti, euroscettici e gufi. Ripeto: vorremmo un’Europa più normale che fa poche cose e bene. Ma finchè va avanti la linea di Prodi, Renzi e Boldrini…»

E che linea sarebbe, quella?

«Di complicità anche se poi Renzi fa finta di protestare. Lunedì ad esempio non difenderà il caso dell’olio di oliva. Renzi è il classico eurobabbeo».

Che al di là dell’offesa significa?

«Che can che abbaia non morde e che, anzi, digerisce tutto quello che arriva da Bruxelles come facevano Letta e Monti».

Berlusconi, invece, era diverso?

«Era riuscito a impuntarsi e a dire no più di qualche volta. E guardi la fine che ha fatto».

Scusi, ma non riesce proprio a trovare un accordo con Renzi sull’Europa?

«Se Renzi volesse alzare la voce sul tema delle banche visto che gli italiani hanno versato 63 miliardi all’Europa per salvarle e adesso di quei miliardi non riusciamo a portarne a casa uno solo, ci starei».

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Torniamo all’immigrazione. Cosa propone la Lega nel concreto?

«Innanzi tutto controlli ai confini con polizia, esercito, forze dell’ordine. Chi entra e chi esce deve dire chi è. Secondariamente – e questo Alfano potrebbe farlo senza nessuna legge – assumerei 300 persone per esaminare le richieste degli immigrati. In Europa ci mettono due mesi, in Italia restano nei centri anche un anno, e oltre la metà risultano alla fine clandestini. Ma potrei parlare di carceri ferme, di Piani di sicurezza, della polizia poco tutelata dai vertici. Discorsi che ci porterebbero lontano».

E allora rimaniamo fermi qui e parliamo di stretta attualità: la bagarre sulle Unioni civili.

«Sono assolutamente e totalmente contrario a qualsiasi adozione gay. Casomai, renderei più veloci e meno costose le adozioni per chi resta in lista di attesa tre o quattro anni. In Italia ci sono 40 mila minori ospiti di comunità o case famigie e su questo un governo serio dovrebbe lavorare».

Insomma, sulle Unioni civili fa pace con papa Francesco?

«Assolutamente sì. Vede, io rispetto le scelte di chiunque e non discrimino perché discriminare è da dementi. Ma detto questo un bimbo ha una mamma e un papà».

Non le pare una posizione in controtendenza rispetto alle democrazie avanzate, una posizione cioè poco moderna?

«Difendere mamme e papà è la visione più moderna. Le altre scelte tolgono ogni senso alla società. Con i gay ragiono di diritti, ma non possono pretendere di fare quello che il buon Dio ha deciso per uomo e donna».

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L’utero in affitto?

«Una cosa medievale».

Catapultiamoci in Fvg: candidature in vista delle amministrative.

«Siamo a un ottimo punto. A Trieste abbiamo proposto un nostro validissimo candidato: Pierpaolo Roberti».

A Pordenone?

«Su Pordenone c’è più di una disponbilità di uomini e donne esterni alla politica. Non pretendiamo a priori i nostri, ma dove li abbiamo validi… L’obiettivo è però quello di vincere per togliere al Pd il totale controllo del Fvg».

E come fate a toglierglielo?

«Mi pare che le cose per il Pd del Fvg non girino al meglio. Basti pensare a piano sanitario, piano industriale e Uti che sono un moltiplicatori di spreco pubblico. Soltanto la Serracchiani poteva tanto».

E la vostra proposta al posto delle Uti?

«Le quattro realtà attuali, le Province, che non costano un euro in più e che si autogovernino. Adesso mi pare ce ne siano 18 di Uti. E non sono né Comuni né Province».

Bene, allora come si fa a battere la Serracchiani?

«Sui temi veri: posti letto tagliati, negozi che chiudono, scandali Coop, sicurezza, tagli agli sprechi, montagna abbandonata. E poi anche la legge Fornero perché finché quell’infamia storica non sarà rimossa non avrò pace».

La responsabile politica della Lega del Fvg ha rilanciato la macroregione. Lei?

«Sono d’accordo. Servono per essere più vicini ai cittadini. Ci sono già macroregioni anche transfrontaliere che lavorano su aree omogene e su temi condivisi come sanità, trasporti e innovazione».

Mauro Corona è sempre un possibile suo ministro?

«Certo, lo stimo molto. Potrebbe occuparsi di ambiente, caccia, boschi. Spero di averlo».

Anche se il suo percorso politico è stato un po’ da opportunista?

«Nel mio governo voglio gente che sa. E lui certe cose le sa, eccome».

Altri nomi di possibli ministri?

«Per l’economia penso ai professori Alberto Bagnai e Claudio Borghi Aquilini. Intanto però mi accontenterei di un presidente del Fvg in gamba come Fedriga. Rimettere a posto le regioni è una priorità».

Resta lui il candidato?

«È una delle persone più in gamba della Lega».

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