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SANGUE SU ROMA, SERVIZI SEGRETI: L’ISIS VOLEVA DUE ATTENTATI, AL COLOSSEO E ALLA STAZIONE TERMINI

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Avrebbe dovuto essere una strage: un’azione affidata a un commando suicida composto da almeno 5 persone, pronte a farsi esplodere al Colosseo quando, in contemporanea, l’altro bersaglio prescelto per un attacco contemporaneo al primo avrebbe dovuto essere la Stazione Termini. Due i piani dell’Isis per colpire il cuore di Roma, in uno dei suoi simboli più rappresentativi e nell’arteria pulsante dello scalo ferroviario capitolino. Due obiettivi sensibili, monitorati e presidiati h 24: un controllo che, evidentemente, non deve impensierire più di tanto gli strateghi del terrore dell’Isis, apparentemente convinti di poterne bypassare ostacoli logistici e difficoltà operative. Lo schema, insomma, è sempre lo stesso: spargere quanto più sangue possibile del nemico occidentale, centrando nel mirino i luoghi simbolo della cultura “Infedele”.

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Due piani dell’Isis per colpire Roma: nel mirino Colosseo e Stazione Termini

A rivelare la pianificazione degli attentati che sarebbe stata progettata in Siria, il quotidiano il Tempo che, in un ampio servizio articolato su due pagine e ovviamente riportato anche nell’edizione online del giornale capitolino, nel documentare il rischio di un duplice attentato a Roma proprio in questi giorni – si aprla della metà di settembre come data dell’azione di una cellula di 5 persone, pronta alla missione terroristica – fa riferimento ad un’«informativa blindata della nostra intelligence» che svela come «il quadro disegnato dagli estremisti pronti al martirio» non fosse «affatto vago». «Si fa riferimento, anzi – scrive il Tempo – anche a un supervisore della realizzazione degli attentati, un uomo dell’Ufficio Operazioni esterne dello Stato Islamico nella provincia di Dayzaz-Zahr, in Siria, a conoscenza delle identità dei membri della cellula suicida in Italia». Una figura apicale responsabile della comunicazione con tutti i giovani componenti di cellule che fanno riferimento ai miliziani dello Stato Islamico sparsi nel cuore del vecchio continente: lo stesso – a quanto risulta dal lavoro d’intelligence ricostruito sul caso dai servizi giornalistici del quotidiano romano – «ad aver veicolato istruzioni agli individui di base in Italia e ad aver reclutato combattenti stranieri in Europa». Un reclutatore di combattenti stranieri in grado di selezionare, far addestrare in Siria e poi rispedire in Europa mine vaganti pronte al martirio in qualunque momento, in qualunque luogo. FONTE

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