Sono in costante aumento i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: 17.864 al 30 giugno scorso, secondo l’ultimo report statistico del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che però non racconta le cifre enormi che ci costano.

L’evoluzione del fenomeno risulta più chiara se si fa riferimento al rapporto di monitoraggio quadrimestrale dello stesso dicastero, che ad aprile di quest’anno segnalava 15.939 presenze, il 36,8% in più rispetto allo stesso periodo di rilevazione del 2016 e il 93% in più rispetto al 30 aprile 2015. Alla fine di quei due anni i minori non accompagnati giunti nel nostro Paese, alcuni dei quali resisi poi irreperibili, risulteranno, rispettivamente, 12.360 e 25.846. E la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate, lancia un allarme nella relazione dedicata proprio al fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, approvata dieci giorni fa: “Troppo spesso l’accoglienza non sembra essere impostata all’accompagnamento e all’integrazione, ma piuttosto relegata al soddisfacimento dei bisogni primari, se non in alcuni casi agli aspetti di puro business“.

Tra i minori che arrivano nel nostro Paese, i maschi sono in netta maggioranza, 16.655, il 93,2 per cento, contro 1.209 femmine, pari al 6,8 per cento. Il Gambia invece, con 2.474 arrivi, il 13,8 in percentuale, guida la classifica delle nazioni di provenienza, Occorre poi aggiungere che sempre al 30 giugno di quest’anno si erano resi irreperibili 5.226 minori arrivati in Italia, la maggioranza dei quali, 977, pari al 18,7 per cento, provenienti dall’Egitto. Per quanto riguarda invece la ripartizione dell’accoglienza, questa le regioni più interessate: Sicilia, 42,6 per cento, seguita da Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Campania. “I minori non accompagnati – sottolinea la relazione della commissione parlamentare – rappresentano probabilmente il punto cruciale del sistema di accoglienza, sia per l’entità del fenomeno, sia per la carenza di centri dedicati ad una categoria vulnerabile per definizione.

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Negli ultimi anni notevoli sforzi sono stati impiegati nei tentativi di strutturazione del sistema di prima e di seconda accoglienza”. “In particolare, la prima accoglienza consente la presa in carico del minore dal momento del suo arrivo sul territorio nazionale, fino a un massimo di 60 giorni, per garantirgli servizi specialistici finalizzati al successivo trasferimento nei centri di secondo livello. La seconda accoglienza, prevista prioritariamente nell’ambito del Sistema per richiedenti asilo e rifugiati, fornisce al minore, in misura graduale e attraverso progetti individuali che tengono conto del suo vissuto e delle sue attitudini, gli strumenti per raggiungere la piena autonomia lavorativa, sociale e culturale”.

“La costante pressione migratoria – sottolinea ancora la relazione – ha compromesso fortemente i tentativi di messa a regime ordinario del sistema di accoglienza. Gli interventi nel settore, pur tenendo conto delle differenze territoriali e delle differenze tra i singoli circuiti, sono mancati di una strategia uniforme, con il rischio di avere come risultato un aumento dei posti in accoglienza o addirittura un semplice protrarsi del periodo di permanenza nei centri”. FONTE

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