“SI ALLA SHARIA PURCHÉ SIA DEMOCRATICA”: ADESSO LA MERKEL DAVVERO DÀ I NUMERI

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Secondo la Cdu, il partito di Angela Merkel, l’islam fa parte della Germania. A rivendicare recentemente questa posizione è stato Christian Wulff, ex presidente del Paese ed esponente di spicco del partito. A rispondergli è stata Frauke Petry, leader di Alternative fuer Deutschland, che ha detto che nel suo Paese non c’è spazio per l’islam. Una posizione, la sua, condivisa da parte di elettorato, ma che non è quella della maggioranza. Che continua ad insistere sulla necessità di garantire la libertà di culto nel Paese e le pratiche connesse alle rispettive religioni.

Una posizione accomuna però le due parti: i jihadisti non fanno parte della Germania né dell’Europa. A spiegarlo è l’editorialista di Die Welt Henryk M Broder. Secondo Broder la posizione condivisa da entrambe le parti è che le persone nate nel Paese, che hanno passaporto tedesco e che hanno ricevuto una educazione cristiana e si siano poi convertite, vanno monitorate ed eventualmente non accettate socialmente.

In modo particolare non vengono accettati i salafiti, gruppo di islamisti radicali già protagonisti di diversi episodi di violenza in guerra tedesca. Uno dei loro leader, il convertitoSven Lau, è stato arrestato qualche mese fa per presunti finanziamenti di attività terroristiche. I salafiti, infatti, non accettano la democrazia come forma di espressione popolare. Secondo loro la legge perfetta, cioè la sharia, è stata scritta da Dio e non ha bisogno di interpretazioni, ma solo di un’applicazione diretta di quanto insegnato nelle sacre scritture. Né la democrazia né lo Stato nazionale sono dunque accettabili per loro. E per questo sia la polizia che le forze di intelligence li tengono severamente sotto controllo. Il governo tedesco non vuole correre rischi per la propria democrazia.

Se però la democrazia non è in pericolo, allora per la maggioranza l’islam può essere considerato parte della Germania. E con lui anche le pratiche ad esso connesse, come lasharia. A patto che non metta in pericolo la democrazia, il governo vuole garantirne la legittimità, altrimenti si tratterebbe di una violazione della libertà religiosa.

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