Il Sud con Salvini

Siamo il giocattolo dell’Isis

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Un uomo (dis)armato di un fucile giocattolo (sono per il figlio) che circola per la stazione Termini. Un immigrato pencolante sbarcato da un barcone pericolante con un filmato di decapitazioni sullo smartphone comprato al mercato dell’usato. Un video di minaccia postato da un cretino qualunque su YouTube.

Il fotomontaggio di una delle nostre piazze con la bandiera nera creato da un qualsiasi aspirante photoshopper. Il primo turbante che passa. Una barbalunga che passeggia per la città. Abbiamo paura di tutto e di tutti. L’occidente è un’ombra che trema al primo starnuto sconosciuto. Un giocattolo nelle mani dell’Isis o di chiunque voglia spacciarsi per esso. Hanno già vinto loro, se noi abbiamo cambiato il nostro stile di vita. Se ci chiudiamo nelle nostre città e smettiamo di viaggiare, nelle nostre case e rinunciamo a uscire.

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A questo punto chiudiamoci, per sicurezza, direttamente dentro una bara. Il posto più sicuro al mondo. Come vogliono loro. Loro che sono un nemico, certo, ma che hanno un alleato. In noi. Nell’occidente che si masturba col politicamente corretto e continua a chiedersi – con interminabili vertici e lassativi dibattiti – se chiudere una frontiera o rispedire a casa un barcone sia moralmente corretto, sia di destra o di sinistra. Il terrore è istantaneo, velocissimo. Più della fibra ottica. La nostra reazione è lenta. Ingessata. Siamo il giocattolo con cui si balocca l’Isis. Rassegniamoci. Oppure svegliamoci.

Dal Blog di Francesco Maria Del Vigo

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