I SINGOLI PRESÌDI SI UNISCONO, LA RETE DEI COMITATI ANTI-ASILANTI CRESCE: “PROTESTA COMUNE, CI AIUTEREMO”

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foto Andrea Di Grazia/Lapresse 2-7-2014 Pozzallo cronaca L'arrivo dei 30 migranti morti al porto di pozzallo e lo sbarco dei sopravvissuti Photo Andrea Di Grazia/Lapresse 2-7-2014 Pozzallo news The arrival of 30 immigrants died in the port of Pozzallo and the survivors

Sono nati su terreni fecondati da incertezza e sfiducia. Sono cresciuti mano a mano che le prefetture rompevano i tabù delle requisizioni di strutture private da destinare ai migranti, e del garbo istituzionale con il mancato preavviso a sindaci e comunità.

Si sono moltiplicati, da nord a sud, con il crescendo dell’emergenza e della necessità di reperire posti che non ci sono. Infine si sono guardati intorno e si sono accorti di essere davvero «in tanti», sparsi nella profonda provincia italiana seguendo la disconnessa mappa dell’accoglienza. E tutti per la medesima causa.

Tanto da poterci mettere in piedi una rete, quella dei «Comitati per il no», che ne riunisce già una decina da Vicenza a Milano. Con un’ambizione: coordinare la protesta, far convergere in un unico contenitore civico piazze lontane, paure simili. Cassa di risonanza di uno stesso denominatore: «La battaglia non contro i profughi, ma contro la gestione dell’emergenza» da parte dello Stato, quella degli hub e delle caserme, dei grandi numeri in piccoli centri che spesso sconfessano la regola del 2,5 ogni mille abitanti. Ma anche contro il «business per cooperative» che suona «condanna per le nostre città».

Slogan spesso urlati sotto casa, ascoltati in questi mesi in vie piene di diffidenza, dove la politica non arriva. Anzi, quando i partiti che hanno cercato di intestarsi questa «bandiera li abbiamo tenuti a distanza». Verona, Monselice, Treviso, Gorino, Montegrotto, Due Carrare, Rovigo, ma pure Milano «con il comitato contro l’hub alla caserma Montello».

Promettono di sostenersi e di accorrere «se c’è da bloccare l’ingresso dei profughi» in qualche struttura. Ancora barricate, dunque. Solo così «possiamo farci ascoltare», spiega Maurizio Tentori, presidente di «Abano Dice No», comitato che presidia da un mese 24 ore al giorno la caserma Prima Roc di Giarre, nel padovano. E che ora si riscopre punto cardinale di un sentimento in cerca di guida, aggregatore delle fiammate di Gorino, Castel D’Azzano, Rovigo.

Contatti telefonici, gruppi Facebook, chat su whatsapp: «Ci scambiamo consigli e istruzioni burocratiche su come mantenere i presidi di protesta, sulle regole per i permessi comunali, e su come tenere alta l’attenzione della cittadinanza – spiega – Noi abbiamo portato in piazza 4mila persone contro l’apertura di questa caserma e resteremo qui fino a quando non avremo una retromarcia ufficiale».

E ora? «Ci troveremo venerdì 11 novembre a Goro». Quella nel comune stigmatizzato dal Viminale per aver rifiutato 12 profughe sarà la prima della nuova regia. Poi ci sarà una «grande manifestazione» dice Tentori. «Organizzeremo un’iniziativa in un solo luogo, oppure in luoghi diversi, in contemporanea».

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