Siria. Almeno 21 cristiani sono stati trucidati dall’ISIS ad al-Qaryatayn

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epa04761911 Patriarch Moran Mor Ignatius Aphrem II (C), The Supreme Head of Universal Syriac Orthodox Church and the Prince Patriarch of Antioch & All The East and other official attend a ceremony for the opening of a memorial to commemorate of the 100th anniversary of the mass killings Genocide of Armenians in the Ottoman Empire, in Brussels, Belgium, 22 May 2015. Armenia says up to 1.5 million Armenians ultimately died or were killed over several years as part of a genocidal campaign to force them out of eastern Turkey. Turkey acknowledges that large numbers of Armenians died, but says the overall figure is inflated and that the deaths occurred in the civil. This Saturday 23 May, the Turkish community will also demonstrate in Brussels against the recognition of this mass killings as genocide. EPA/OLIVIER HOSLET

Almeno 21 cristiani sono stati trucidati dai jihadisti dell’Isis ad al-Qaryatayn, in Siria, prima che la cittadina fosse liberata e ripresa in questi giorni dalle forze di Damasco col sostegno dell’aviazione russa. Lo ha svelato alla Bbc il patriarca della Chiesa ortodossa siriaca, Ignazio Aphrem II: alcuni risultano essere stati uccisi mentre tentavano la fuga, altri martirizzati per essersi rifiutati di assoggettarsi e convertirsi all’Islam.

Fra le vittime si contano almeno tre donne, ha riferito ancora il patriarca, denunciando come i jihadisti avessero pianificato di vendere le ragazze cristiane superstiti quali «schiave». Altri correligionari sono per ora considerati dispersi, ma si teme siano a loro volta morti. Al-Qaryatayn ha subito in questi mesi pesanti devastazioni. La fonte citata dalla Bbc ha confermato fra l’altro che un monastero cristiano antico di 1.500 anni è stato ridotto in macerie.

La località è tornata nelle mani dell’esercito all’inizio della settimana appena trascorsa. Dopo la liberazione è venuto alla luce questo nuovo orrore. Secondo il patriarca, ad al-Qaryatayn – occupata dall’Isis fin dall’agosto 2015 – erano rimasti circa 300 cristiani, subito presi di mira dai jihadisti. Una parte è riuscita a scappare, altri sono morti nel tentativo e altri ancora – ha aggiunto l’ecclesiastico sulla base di testimonianze dirette raccolte sul posto – sono stati assassinati per aver rifiutato di accettare la conversione forzata o di sottostare alle regole imposte dai seguaci del Califfato per i cosiddetti «contratti dei dhimmi»: di fatto lavori servili che garantiscono ‘protezione’ ad alcuni «infedeli».

Fonte: SpondaSud