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SOCCI: ECCO LE ARMI DELL’IMMIGRAZIONE DI MASSA! GLI INVASORI HANNO GIA’ CONQUISTATO L’ITALIA

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Il regime comunista cinese ha fatto terra bruciata attorno al Dalai Lama. La Cina non si contenta di aver invaso e annesso il Tibet, di perseguitare il popolo tibetano (ha sterminato migliaia di persone) e di aver costretto all’esilio il leader buddhista.

Grazie alla pressione diplomatica e al condizionamento economico che Pechino esercita, i governi e le istituzioni internazionali hanno sostanzialmente isolato il Dalai Lama.

E quando capita che egli venga (ancora per quanto?) ricevuto o invitato a qualche evento in Italia scattano delle manifestazioni contrarie anche da parte dei gruppi cinesi stanziati qua da noi. Sembra incredibile, ma i cinesi «d’Italia» protestano contro il Dalai Lama.

È accaduto un anno fa a Milano, quando gli fu data la cittadinanza onoraria (pure l’Ambasciata cinese protestò duramente) e – di nuovo – è stato organizzato da associazioni cinesi un corteo di protesta (ovviamente autorizzato), il 19 settembre prossimo a Firenze, in occasione del conferimento di una onorificenza al leader tibetano da parte del sindaco Dario Nardella.

Com’è noto nella zona tra Firenze e Prato è stanziata da anni una numerosissima comunità cinese. Si possono attraversare paesi interi vedendo per strada solo cinesi. Quindi è prevedibile che il corteo contro il Dalai Lama possa essere abbastanza consistente.

È un fenomeno folkloristico e irrilevante? Non proprio. È molto preoccupante.

INTEGRAZIONE
Questo caso oltre a sollevare fortissimi dubbi sul grado di integrazione dei cinesi in Italia, ripropone una questione scottante sull’emigrazione (in generale) che è stata sollevata da Kelly M. Greenhill, docente di relazioni internazionali alla Tufts University e ricercatrice ad Harvard, nel libro «Armi di migrazione di massa» (LEG edizioni).

Richiamandosi a varie ricerche, la Greenhill afferma che «gli Stati di origine esercitano sui loro emigranti un controllo molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza e possono usarli come una “risorsa nazionale da gestire al pari di qualunque altra”. Tuttavia questo tema non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione. L’esperto del fenomeno dei profughi Michael Teitelbaum ha definito tale omissione “il più sconcertante punto debole delle teorie migratorie”».

In effetti la presenza sempre più massiccia di comunità straniere nei Paesi europei e nelle nostre città, non solo è destinata ad avere – in modo diretto – dirompenti conseguenze elettorali e politiche (dagli effetti imprevedibili), ma – stando a quanto scrivono questi studiosi – proporrà anche il dilemma del loro rapporto con i Paesi d’origine, coi loro regimi, e quindi aprirà serie questioni circa il condizionamento straniero e la nostra piena indipendenza e sovranità. È già un tema d’attualità in certi Paesi europei in cui la popolazione immigrata è più numerosa che in Italia.

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Gianandrea Gaiani – nel saggio introduttivo al libro della Greenhill – ricorda il recentissimo caso della Turchia: «Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha utilizzato in modo spregiudicato le masse di immigrati clandestini asiatici e di profughi di guerra siriani e iracheni presenti in Turchia» per tenere una spada di Damocle sull’Unione Europea (soprattutto sulla Germania) «aprendo la cosiddetta “rotta balcanica” e chiudendola (forse solo temporaneamente) in cambio di 6 miliardi di euro e dell’impegno della Ue a togliere l’obbligo del visto all’ingresso di cittadini turchi». Come si ricorderà anche l’Italia ha dovuto contribuire finanziariamente, mentre è stata lasciata sola di fronte alla marea migratoria del Mediterraneo.

Tutta la vicenda emigranti di questi anni, secondo Gaiani, «ha ridicolizzato un’Unione Europea» che – con una potenza economica e militare di primissimo ordine – «non esprime nessuna capacità di difendere i suoi confini e i suoi interessi». Infatti «se la Ue» conclude Gaiani «avesse varato contro Ankara la metà delle sanzioni applicate alla Russia in seguito alla crisi in Ucraina probabilmente Erdogan sarebbe stato obbligato a cambiare atteggiamento».

Perché non lo ha fatto? Secondo Gaiani perché «la Germania, che ha guidato a nome della Ue le trattative con la Turchia per l’accordo sullo stop al flusso di migranti, temeva pesanti ripercussioni interne sulla nutrita comunità turca già in più occasioni dimostratasi fan di Erdogan e invitata dallo stesso presidente turco a “non integrarsi nella società tedesca”».

Non sembra davvero una questione di poco conto. Un Paese importante e potente come la Germania sarebbe stato condizionato dalla presenza della vasta presenza turca – legatissima al Paese d’origine – in una questione strategica molto scottante. E con la Germania tutta l’Unione Europea ne è risultata egualmente condizionata.

VULNERABILI
È ovvio che le democrazie – dove il voto degli elettori pesa sulle decisioni – sono particolarmente vulnerabili. Ed è ovvio che i regimi dittatoriali o illiberali non hanno scrupoli a ricorrere a questi mezzi di condizionamento verso altri Paesi. Il volume della Greenhill studia proprio le «migrazioni di massa» come arma impropria usata – da regimi, governi o altre organizzazioni – per raggiungere scopi politici o economici o di condizionamento o di destabilizzazione.

L’autrice ha individuato fra il 1951 e il 2006 almeno 56 casi «in cui i movimenti organizzati di popolazione sono stati usati per raggiungere un obiettivo politico» (Sergio Romano). La studiosa fa notare che «oltre la metà di tali tentativi è riuscita a raggiungere almeno alcuni dei suoi obiettivi. Si tratta di una percentuale di successo considerevole».

Il sommovimento di popolazioni che si sta verificando nei paesi europei in questi anni, grazie a classi dirigenti cieche e superficiali, sarà dirompente nel prossimo futuro. E darà un ulteriore colpo alla nostra già compromessa sovranità nazionale e ai nostri interessi nazionali.

di Antonio Socci
www.antoniosocci.com

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