SONDAGGIO: GLI ITALIANI HANNO SEMPRE PIÙ PAURA, NON CREDONO NELL’INTEGRAZIONE DEI MUSULMANI

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Dopo la strage di Nizza gli italiani hanno sempre più paura per il proprio futuro. Secondo un sondaggio di IPR Marketing, pubblicato dal Quotidiano.net, il 68% è profondamente preoccupato e tale percentuale sale al 70% tra i giovani. Il 71% della popolazione italiana nel suo complesso, in base a questa rilevazione, ha paura per il rischio di attentati nel nostro Paese da parte dei musulmani.

Oggi, il 65%, a differenza di quanto avvenuto nel passato, ammette di voler adottare dei comportamenti coerenti con l’elevata e diffusa insicurezza e questo incide soprattutto sulle ferie. Il 68%, infatti, rinuncerà a partire per mete straniere e, ovviamente, eviterà la Francia, ma anche Londra e la Gran Bretagna. Cambia anche la prospettiva degli italiani verso i musulmani. Il 54% ritiene che gli islamici non siano disposti a integrarsi in Occidente e il 41% teme un conflitto tra civiltà nelle nostre città.

Solo il 33% giudica gli attentati come sporadici episodi di violenza, mentre la maggioranza degli italiani vede una strategia dietro questo intensificarsi di attacchi. Se non si tratta di guerra, poco ci manca. Come detto, sono indicazioni dettate da uno stato di choc, effetto dalla comprensibile angoscia di queste ore. Tuttavia, si tratta di emozioni che non vanno sottovalutate, dal momento che al verificarsi di ciascun episodio tendono a insinuarsi nella nostra percezione, e a familiarizzare – progressivamente e pericolosamente – con il nostro sentire comune”, scrive Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing che firma il pezzo.

“Nizza è al confine con l’Italia – ricorda Noto – sembra che il numero dei nostri connazionali coinvolti nell’attentato del 14 luglio non sia basso, e tutto questo accende un ‘alert’ nel cuore degli italiani, è facile che al sentimento della paura possa seguire quello dell’odio, e le opinioni raccolte nelle ultime ore sembrano confermare questa ipotesi”. Il direttore di Ipr Marketing se la prende anche col governo che “a parte qualche tweet e singoli messaggi di solidarietà, non è riuscito ad azionare quella che si chiama ‘comunicazione di crisi’ cioè parlare alla popolazione in tempo reale, essere attore, guida, nel momento in cui gli avvenimenti sociali generano paura e destabilizzazione. Errore, sottovalutazione o incapacità. È difficile spiegare questa assenza”.

Fonte: Qui

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