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Sorriso, borsetta e pistola: così sono entrata in Vaticano

Mancano pochi giorni all’inizio del Giubileo e Roma è sotto stretta sorveglianza da parte di tutte le forze dell’ordine che presidiano costantemente i luoghi della Capitale, dove la possibilità di un attacco terroristico è più alto.

Uno fra tutti è il Vaticano, il quale sotto ogni punto di vista, dovrebbe avere il massimo dell’attenzionamento a livello di sicurezza.

Il Giornale.it ha voluto fare la controprova: mettendoci nei panni di un terrorista, abbiamo cercato, riuscendoci, di violare la stretta dei controlli proprio all’entrata della Basilica di San Pietro, lì dove turisti e cittadini vengono fermati e controllati.

Fingendomi un’accompagnatrice di una persona invalida (che non era sulla sedia a rotelle, ma camminava solo leggermente affaticata), ho provato a superare il varco con un’arma addosso.

L’agente ha fatto passare subito lui, dopo aver visto frettolosamente il pass che attestava la sua disabilità (pass visibilmente falso perché creato su internet e senza l’ologramma specifico). Nessun altro controllo o domanda. E se questo può far riflettere, quello che fa impensierire davvero è come alla sottoscritta non abbiano chiesto un documento. Né tantomeno mi hanno fatto aprire la borsa in cui, prima di entrare avevo nascosto una pistola, una Tokare, M57 yugo, calibro 7,6×25, usata sopratutto nell’Europa dell’Est, Medio Oriente, Africa e Balcani. Lo stesso modello (come ci ha spiegato un sperto di balistica), usato nei precedenti attacchi di Parigi, avvenuti dentro il supermercato kosher.

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Incredibilmente ci hanno fatto passare velocemente, nonostante non ci fosse neanche la fila. Immaginate cosa potrebbe accadere l’8 dicembre, quando sono previste tra le 50mila e 100mila persone. Tranquillamente, con una pistola in borsetta, sono arrivata fino alla Basilica di San Pietro e quindi anche alle porte del Vaticano, piena di turisti e cittadini, ma spoglia completamente di agenti di sicurezza nella piazza principale. Raggiunto il nostro scopo siamo tornati subito indietro passando per lo stesso agente che oltre a non guardarci, non si è insospettito minimamente del nostro andare e tornare. Potevamo essere dei terroristi che frettolosamente fuggivano via dopo aver piazzato una bomba, magari in uno dei tanti secchi per l’immondizia, ottimi per fare considerevole numero di vittime. Come potevano essere dei terroristi le persone sedute sugli scalini, adiacenti ai controlli. Persone con zaini e borse che sostano inconcepibilmente, insieme a gruppi di zingari, in una zona dove non dovrebbe esserci anima viva se non gli agenti di sicurezza. E stiamo parlando di una giornata dove l’affluenza dei pellegrini e turisti ancora non è avvenuta.

E non solo nel luogo simbolo del Giubileo mancano i controlli, ma anche nelle zone attenzionate più volte dai giornali e i mass media. Zero sicurezza nelle immediate vicinanze del Pantheon, altrettanta sulla strada principale dei Fori Imperiali, in quella adiacente la Bocca della verità, Via del Corso e Piazza Venezia. Si vedono solo alcune camionette, ma nessun vero controllo focalizzato su possibili attentati, a mano di “lupi solitari strutturati”, terroristi capaci e specializzati a passare inosservati come quelli che hanno colpito a Parigi.

Il ministro Alfano dichiara che Roma è sorvegliata ai massimi livelli, ma prove alla mano, non sembra essere davvero così, anzi. E c’è da credere che molto probabilmente il pericolo e il terrore si paleserà con lo stesso sorriso gentile che abbiamo avuto noi, davanti agli agenti di Polizia e Digos, peccato però che quel sorriso nascondeva un’arma, una pistola capace di uccidere in un colpo solo più persone.

Sicurezza sì, ma forse è il caso cominciare a farla con criterio. Il terrorismo è ormai una minaccia reale, le belle parole non servono più a molto.

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