Strage Isis a Bengasi: 50 morti. E la Mogherini vuole spedirci i nostri marinai

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"L'Isis ha rivendicato un attentato suicida con autobomba contro l'esercito libico a Bengasi sostenendo di aver causato circa 50 morti": lo scrive in un tweet Rita Katz, la direttrice del Site, la società americana che monitora l'attività dei jihadisti su internet. TWITTER +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

È ancora guerra civile in Libia, nonostante gli sforzi di stabilizzare il Paese da parte del nuovo governo guidato da Fayez al Sarraj, ossia la persona con cui Renzi e la Mogherini vorrebbero trattare la questione dei clandestini. La Mogherini addirittura vorrebbe far andare le nostri navi dentro quell’inferno. La violenza riesplode a Bengasi, dove un’autobomba contro l’esercito avrebbe causato almeno 50 morti. A rivendicare l’attacco-suicida l’Isis, che sul web parla di «50 apostati uccisi in un’operazione-martirio», come informaSite, il sito di intelligence Usa che monitora l’attività dei jhadisti su internet. Le notizie sono frammentarie e non ci sono ancora conferme ufficiali. Ma nella breve rivendicazione – spiega la direttrice di Site, Rita Katz – si fa il nome del terrorista suicida, Abu Assem al Ansari, che avrebbe colpito i militari del governo di Haftar, con riferimento al comandante generale delle forze fedeli a Tobruk. «Nel quadro dei combattimenti in corso fra soldati del califfato e l’esercito libico apostata – si sostiene nel documento jihadista – l’attentatore è riuscito a penetrare e a far esplodere l’autobomba in una gran folla di apostati».

L’Isis ha rivendicato un nuovo attacco suicida a Bengasi

Intanto, mentre i ministri degli Esteri e della Difesa europei si apprestano a valutare un maggior coinvolgimento di Paesi Ue in Libia (a partire dall’estensione alle acque libiche della missione Eunavfor Med), il primo ministro Renzi torna ad invitare alla cautela: «È fondamentale che la Libia abbia un governo. No a interventi sbrigativi e superficiali», ha ribadito il premier ricordando le parole di Barack Obama. E proprio negli Stati Uniti il tema Libia torna al centro della campagna elettorale per le presidenziali, con l’ex segretario di stato Hillary Clinton – oggi candidata democratica alla Casa Bianca – che respinge ogni responsabilità per l’intervento del 2011 che portò alla caduta del governo di Gheddafi, e soprattutto per il caos che ne è seguito. Lo stesso Obama giorni fa in una intervista a Fox aveva parlato del suo «peggiore errore». La Clinton, che allora guidava la politica estera americana, sembra però volersi smarcare: «Alla fine è sempre il presidente che decide come usare la forza militare, e il presidente ha preso le sue decisioni. Abbiamo fatto molto per aiutare il popolo libico dopo la caduta di Gheddafi» – aggiunge l’ex first lady, ammettendo però come «non siamo riusciti a garantire sufficiente sicurezza. Un punto sul quale dobbiamo lavorare con i nostri alleati europei ed arabi».

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