Il Sud con Salvini

Sul petrolio è guerra delle accuse. Erdogan replica: Isis vende a Putin

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Prima Mosca e ora Ankara, stoccata e risposta. Le accuse tra le due capitali continuano ormai a cadenza giornaliera, con i rapporti gelati dall’abbattimento di un bombardiere russo al confine tra la Turchia e la Siria.

E se ieri era Putin ad accusare Erdoğan di ricevere petrolio dai territori controllati dall’Isis, oggi le parti si invertono.

Secondo il ministero della Difesa russo, il presidente turco, “la sua famiglia e le più alte autorità politiche della Turchia sono coinvolti nel business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq“. Sarebbero tre le rotte che portano verso la Turchia.

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Un’accusa che i turchi, naturalmente, rispediscono al mittente. Tanto che oggi è Erdoğan a sostenere che esista un coinvolgimento dei russi nel commercio del petrolio prodotto nel territorio dove si trovano i jihadisti del sedicente Stato islamico e intanto ha detto di essere pronto alle dimissioni se venissero fornite prove concrete.

Al coro sul petrolio non manca neppure l’Unione Europea, che mesi fa ha imposto sanzioni a George Aswani, un uomo d’affari considerato vicino al regime di Damasco e ritenuto l’intermediario tra Assad e l’Isis per l’acquisto del petrolio. Accuse che sono arrivate anche da Ankara, che professa innocenza e sfida i suoi rivali politici a provare il contrario, aggiungendo intanto che Aswani ha “passaporto russo”.

Nel mentre Mosca ribadisce che le trattative per il Turkish Stream, il gasdotto verso l’Europa, sono al momento sospese. E mentre i ministri degli Esteri dei due Paesi si preparano a vedersi, nel pomeriggio, il gelo continua.

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