Svezia choc: da paradiso di integrazione a inferno. Stoccolma è la capitale europea degli stupri”

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Aveva suscitato scalpore, provocando commenti stizziti e accuse di “gaffe”, la denuncia di Donald Trump sulle violenze ad opera di stranieri in quella Svezia una volta ritenuta simbolo di correttezza, onestà ed emancipazione femminile. Come abbiamo già avuto più volte modo di scrivere, in realtà quello che nell’immaginario collettivo è rimasto una specie di paradiso terreno nella realtà, spesso taciuta in modo colpevole dai media, si è trasformato in un inferno nel quale ad essere prese di mira dalle violenze sono spesso le donne. Quello delle aggressioni a sfondo sessuale ad opera di immigrati nordafricani o comunque di fede musulmana, nell’accogliente terra scandinava è diventato un grosso problema che qualcuno cerca di nascondere.

Il presidente americano non ha fatto altro che sottolineare come la Svezia, a causa di un’immigrazione fuori controllo, sia diventato in pochi anni un Paese nel quale strade, auto e negozi vengono messi a ferro e fuoco da rivolte ad opera di coloro che i governi di sinistra hanno per anni accolto indiscriminatamente, e dove le ragazze hanno paura ad uscire di casa la sera. Rinkeby, il quartiere a maggioranza islamica di Stoccolma, non a caso è noto come la “Piccola Mogadiscio”, e le statistiche sulle violenze vedono la città svedese come la “capitale degli stupri d’Europa”. Un reportage di Katye Hopkins, una giornalista del Mail, che abbiamo pubblicato pochi giorni fa ha documentato la situazione, tra censure della sinistra e minacce delle femministe.

Quelle stesse femministe che sono scese in piazza a protestare contro Trump, il quale ha solo acceso i riflettori sulla realtà, forse dovrebbero riflettere sul fatto che secondo le denunce raccolte dalla polizia le città svedesi sono diventate zone a rischio per le donne, che spesso diventano vittime di stupri di gruppo anche ai danni di ragazzine adolescenti. Ovunque ci siano luoghi affollati, in particolare piscine, concerti e feste in piazza, si ripete quanto accaduto a Colonia nel Capodanno del 2015, con assalti alle malcapitate da parte di orde di immigrati. Un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Criminalità (UNDOC) conferma il primato delle violenze sessuali, ma si dimentica di indicare la nazionalità dei responsabili.

La notizia, rilanciata proprio nel giorno della Festa della Donna, non fa altro che confermare la denuncia di Trump. Da una parte le immagini delle violenze da parte di extracomunitari che devastano i sobborghi (abitati in prevalenza da islamici) della città svedese, dall’altra la poco invidiabile conquista del titolo di capitale europea degli stupri, in mezzo le testimonianze di chi in quell’inferno ci vive, delle violenze che le donne sono costrette a subire ogni giorno e della presenza eccessiva di immigrati, soprattutto di fede musulmana, alla base della trasformazione in incubo di quello che sembrava essere un bel sogno. Il tutto, ovviamente, condito dal silenzio della maggior parte dei media con la compiacenza colpevole della sinistra.

Con fonte Il Populista