Il Sud con Salvini

TERRORISTI ARRIVANO SUI BARCONI COME “PROFUGHI”

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Sono mesi che continuano a ripeterci: «I terroristi non arrivano in Europa infiltrati tra gli immigrati».

Ma il «re è nudo» e, per quanto il governo Renzi cerchi di difendere la propria politica sull’immigrazione, la realtà è tutt’altra. Gli jihadisti approfittano della politica delle porte aperte proprio per entrare nel Vecchio Continente. Come suonano stonate le parole pronunciate dal ministro degli Interni Alfano, lo scorso maggio, quando ha replicato al governo di Tripoli, che lanciava l’allarme sulle partenze di miliziani dello Stato islamico verso l’Italia e l’Europa: «Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi». Ma ha corretto il tiro il giorno seguente, quando uno dei presunti attentatori di Tunisi è stato fermato dopo aver raggiunto l’Italia via mare. «Ho sempre detto che l’allerta è elevatissima, anche sull’uso dei barconi per l’infiltrazione di terroristi ha detto il nostro ministro pur se finora mancano i riscontri».

A fare nobile compagnia ad Alfano c’è sempre il nostro premier Matteo Renzi, che pochi mesi fa, intervenendo alla giornata della scuola del Pd, ha liquidato tutto con la solita battuta: «I terroristi non usano le zattere». Concetto ribadito due mesi fa, intervistato alla radio. «L’idea che (il terrorismo, ndr) passi attraverso l’immigrazione di massa con i barconi è un’ipotesi su cui lavorano gli inquirenti ha affermato Renzi ma non è considerata la strategia prioritaria delle realtà terroristiche che preferiscono infiltrarsi in altro modo». Beato lui che è ben informato: lui è sicuro che non sia una strategia dei terroristi quanto Alfano è sicuro che non ci siano riscontri. E come possono avere i riscontri se non fanno identificare chi sbarca? Non è una sparata, ma un’accusa precisa lanciata dal ministro degli Interni bavarese Joachim Hermann. «È un fatto che l’Italia ha denunciato Hermann nell’agosto scorso in molti casi intenzionalmente, non prenda i dati personali o le impronte digitali».

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Quindi, se tra i profughi c’è qualche malintenzionato che si diverte a indossare cinture esplosive o a sparare per le strade, sarà complicato scoprire dove e come abbia fatto a entrare in Europa. Ora che la Francia ha coperto di ridicolo il governo italiano, confermando che almeno due fra i terroristi suicidi del 13 novembre sarebbero sbarcati il 3 ottobre sull’isola greca di Leros, i nostri eroi tacciono. Parigi ha infatti inviato a tutte le polizie europee un elenco con i nominativi dei 197 immigrati che erano a bordo del barcone e identificati dalle autorità greche. I francesi avrebbero chiesto di verificare nuovamente l’identità di 140 persone (gli altri erano minori), di individuare i loro spostamenti in Europa, da dove sono arrivati in Turchia e con chi hanno avuto contatti, prima e dopo gli attentati.

Se servivano riscontri, eccoli, cari Renzi e Alfano. Ma non ne avete bisogno. La stessa Unione europea pochi giorni fa ha deciso di rafforzare i controlli ai confini esterni, anche sui cittadini comunitari. Dobbiamo essere in grado di identificare chiunque entri hanno detto al vertice dei ministri degli Interni e della Giustizia europei nell’adottare le nuove misure anche perché poi diventa difficile tracciarne gli spostamenti nell’area Schengen. Insomma, l’Europa sta rivedendo la sua politica sull’immigrazione (tanto cara alla sinistra nostrana), che sta creando malumori e dissapori fra tutti i Paesi membri. Oltre alla Francia, ferita dalle recenti stragi, e ai paesi coinvolti nell’invasione attraverso i Balcani, ora c’è pure la Gran Bretagna che non esclude di uscire dall’Ue. Non è più solo una minaccia del governo Cameron, ma il sentimento del popolo inglese. Secondo il sondaggio Orb pubblicato da The Independent, per la prima volta la maggioranza dei cittadini britannici (52%) voterebbe sì al referendum per lasciare l’Europa. Una scelta influenzata dai recenti attacchi terroristici e dalla politica Ue sull’immigrazione.

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