DOPO TESLA, ANCHE CONTINENTAL INVESTE IN UNGHERIA: ECCO L’EFFETTO DELLA FLAT TAX

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In soli dieci anni, grazie alla riduzione delle tasse, gli stipendi (ma non i prezzi) sono più che raddoppiati, mentre la disoccupazione è scesa dal 12% al 3,8%

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Il governo ungherese continua a puntare su politiche di detassazione e incentivi alle imprese, ottenendo come riscontro grossi impegni da parte di importanti gruppi a livello mondiale. Risale alla fine di dicembre l’accordo con l’azienda automobilistica Tesla relativo a un grande investimento, pari a circa 50 milioni di euro, per un nuovo stabilimento produttivo nel Paese. L’annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, che ha incontrato i dirigenti Tesla. Grazie ai colloqui intercorsi, l’Ungheria è stata messa “sulla mappa” per quanto riguarda gli sviluppi futuri dell’azienda, Budapest ha garantito generose agevolazioni fiscali e altri incentivi. I dirigenti di Tesla hanno risposto “molto bene” al messaggio relativo alle agevolazioni fiscali in corso per varie attività di ricerca e investimenti, ha spiegato il ministro degli esteri di Budapest. Il governo Orbàn ha già pronto un bando per reperire gli almeno 750 operai che dovranno lavorare nell’impianto, che verrà realizzato alle porte della capitale magiara.

È invece di mercoledì la notizia che la compagnia tedesca Continental, leader mondiale nel settore automotive, sta creando un nuovo centro di sviluppo software a Budapest che impiegherà un centinaio di ingegneri. Il governo ungherese ha stanziato 1,37 miliardi di fiorini (4,4 milioni di euro) per la realizzazione del progetto, il cui valore complessivo è di 5,5 miliardi di fiorini (17,75 milioni di euro). L’annuncio è stato dato anche in questo caso dal ministro degli esteri e del commercio del governo Orbán, Péter Szijjártó. Il ministro ha sottolineato che le attività di sviluppo nel nuovo centro saranno condotte al più alto livello tecnologico possibile e che i posti di lavoro creati richiedono un livello particolarmente elevato di preparazione. “Non si è più nella fase della semplice competizione globale per gli investimenti, ma anche per i lavoratori, e questi importanti investimenti aumentano la capacità di mantenimento della forza lavoro in Ungheria” ha sottolineato Szijjártó, molto soddisfatto per il risultato raggiunto.

Dall’introduzione, nel 2010, della Flat Tax, il tasso di disoccupazione è sceso in Ungheria dal 12% al 3,8% mentre gli stipendi sono più che raddoppiati, passando da una media di 300 euro al mese ai 700 attuali, sebbene nello stesso periodo il costo della vita sia aumentato di pochissimo, con un’inflazione al 3% e un’economia che ha preso a galoppare, con una bilancia commerciale in attivo e sempre più investitori che scelgono la terra magiara come sede per le loro attività. La necessità di manodopera non è stata soddisfatta facendo ricorso all’immigrazione extra europea, ma incentivando le famiglie ungheresi a fare figli attraverso aiuti economici alle giovani coppie e agevolazioni, sia fiscali che lavorative, ai coniugi con figli. Così, oltre al ritorno in patria di chi era dovuto emigrare per all’estero negli anni del socialismo, si sta assistendo a un curioso fenomeno: le grandi catene di supermercati, a corto di cassiere, offrono fino a 1.300 euro al mese di stipendio alle persone che accettano di fare questo lavoro.

via Il Populista