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Trump: “Con me alla Casa Bianca torneremo a dire Buon Natale e non Buone Feste”

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L’arrivo delle festività natalizie in un momento in cui l’attacco di San Bernardino rilancia il pericolo del terrorismo islamico, e la retorica anti Islam di molti, fa di nuovo esplodere la polemica sulla cosiddetta “war on Christmas”. Una guerra che vede da una parte schierati, e nell’era del politically correct sempre più vittoriosi, coloro che sostengono che bisogna parlare di ‘holiday season’ – e dire quindi Buone Feste invece che Buon Natale – per evitare di offendere le sensibilità delle minoranze religiose, e dall’altra chi invece rivendica la necessità di tutelare i simboli e le tradizioni cristiane.

Un dibattito che dai talk show televisivi, gli editoriali sui giornali, le controverse iniziative, come i cartelli pubblicitari dell’American Atheist organization con un Babbo Natale che invita a non andare in chiesa e godersi le vacanze, ora arriva nella campagna elettorale e persino al Congresso.

Già a novembre infatti Donald Trump si era lanciato a gamba tesa nella polemica, proponendo il boicottaggio di Starbucks, la famosa catena di caffè colpevole di aver abbandonato le ‘cup’ a tema natalizio, limitandosi a delle tazze genericamente rosse. Il candidato alla nomination repubblicana aveva poi promesso: “Se io diventerò presidente, tutti torneremo a dire Buon Natale, ve lo assicuro”.

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A poche settimane dall’inizio delle primarie repubblicane i cui esiti appaiono ancora completamente incerti, e preoccupanti per l’establishment del partito che teme moltissimo una possibile vittoria dell’outsider Trump, quindi il tema della difesa dello spirito cristiano del Natale – argomento che nelle scorse settimane è stato al centro del dibattito in Italia, come ha notato la stampa americana parlando dell’arrivo della “war on Christmas” anche nel nostro Paese – può essere uno strumento per attirare l’importante voto della destra cristiana.

E anche al Congresso c’è chi, come il deputato Doug Lamborn, vorrebbe vedere approvata una legge che dichiari il sostegno al Natale invece che la messa al bando da parte delle istituzioni pubbliche di simboli e tradizioni prettamente cristiane per non escludere gli appartenenti alle altre. Come per esempio fa ormai da tempo la Casa Bianca. Un atteggiamento che viene seguito anche dalle grandi corporation e catene di distribuzione per non urtare la suscettibilità dei clienti.

Insomma la polemica è aperta e nelle scorse settimane ha fatto discutere l’iniziativa dell’University of Tennessee di far circolare un memo tra i propri insegnanti e dipendenti su come rappresentare le feste che tradizionalmente vengono organizzate durante il periodo delle Feste per farle apparire più interreligiose e inclusive possibili. Un’iniziativa che non è piaciuta a molti politici locali, compreso il vice governatore, che l’hanno bollata come un attacco alla cristianità.

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