Il Sud con Salvini

UE AL GOVERNO RENZI – “Prendere le impronte agli immigrati anche con l’uso della forza”

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Malgrado i sostanziali incoraggiamenti della Commissione europea, solo uno dei sei hotspotdesignati è pienamente operativo, ovvero quello di Lampedusa.

Adesso Bruxelles si aspetta che almeno altri due centri, quello di Pozzallo e Porto Empedocle, siano aperti al più presto. Nel rapporto sull’Italia, che sarà pubblicato domani, i burocrati dell’Unione europea bacchettano la premiata ditta Matteo Renzi & Angelino Alfanoche davanti all’emergenza immigrazione annaspano nel vuoto. Aldilà dei proclami i due non hanno, infatti, ancora mosso un dito. Tanto che gli viene chiesta “una accelerazione” nel“dare cornice legale alle attività di hotspot, in particolare per permettere l’uso della forza per la raccolta delle impronte e prevedere di trattenere più a lungo i migranti che oppongono resistenza”.

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La cronaca di oggi è uno schiaffo in faccia ad Alfano. Un immigrato sospettato di essere un terrorista legato ai tagliagole dell’Isis. Il clandesino, un 20enne siriano, era giunto a Pozzallo lo scorso 4 dicembre a bordo di un barcone carico di immigrati. L’appartenenza allo Stato islamico sarebbe comprovata dalle immagini trovate sul cellulare che la Digos ragusana, in collaborazione con la polizia postale di Catania, ha passato al vaglio. Immagini che, secondo le prime frammentarie informazioni, riprenderebbero veri e propri atti terroristi. “È un’operazione di controllo che ha funzionato, la prova dell’efficacia del sistema di prevenzione – si vanta Alfano – il nostro lavoro non ammette sosta né di giorno né di notte, siamo sul campo con le nostre migliore squadre investigative e i nostri migliori uomini”. Peccato che il titolare dell’Interno ha più e più volte negato qualsiasi legame tra l’immigrazione clandestina e il terrorismo islamico. Legame che, dopo la sanguinaria mattanza di Parigi e i recenti arresti, è un dato di fatto. Il Viminale, però, si trova ancora indietro nella sfida che da mesi lo chiama in causa. È, infatti, ancora molto il lavoro che l’Ue si aspetta dall’Italia. Dai documenti di Bruxelles emergerebbe che la Grecia sta facendo di più, nonostante l’Italia ci lavori da più tempo.

La relazione sull’Italia, una decina di pagine compresi gli annessi, è divisa in cinque sezioni che presentano una fotografia molto fattuale di ciò che (non) è stato realizzato negli ultimi mesi. I dati riguardano hotspot e registrazioni, comprese ad esempio quante sono le “macchine” Eurodac disponibili, oltre che ricollocamenti e rimpatri. Per ogni sezione dovrebbe essere riportata anche la lista delle cose che restano da fare. Ma la batosta più pesante per l’Italia arriva nella parte del dossier che regola i ricollocamenti. “Il processo di ricollocamento dall’Italia – si legge nel rapporto della Commissione Ue – è attualmente colpito da una mancanza di potenziali candidati a causa di un basso livello di arrivi, concentrati su nazionalità che non sono candidabili per il ricollocamento”.

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