Un altro schiaffo agli italiani: bonus bebè pure ai migranti

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Riconosciuta la parità di trattamento anche a chi ha solo il permesso di soggiorno. Ce lo impone una direttiva Ue

Anche gli immigrati hanno diritto al bonus bebè. Anche se hanno in mano solo il permesso di soggiorno.

Lo hanno deciso i giudici di Bergamo aprendo così la strada giudiziaria agli extracomunitari finora esclusi dal contributo economico previsto dalla legge di Stabilità del 2015. La pronuncia del tribunale orobico, oltre a garantire un assegno di 2mila euro l’anno fino al compimento del terzo anno di età del figlio, espone l’Italia al rischio di una procedura di infrazione della Commissione Ue. Perché, manco a dirlo, la parità di trattamento a chi ha soltanto il permesso di soggiorno ci è imposta da Bruxelles.

La sentenza che rischia di far sentenza è stata emessa dalla sezione lavoro del tribunale di Bergamo. Come racconta Luca Insalaco su ItaliaOggi, nasce tutto dalla causa di una immigrata che, pur risiedendo da alcuni anni in Italia, non ha ancora il permesso di soggiorno di lungo periodo. La straniera vuole il bonus bebè, l’Inps non glielo vuole concedere perché la legge di Stabilità riconosce il diritto di ottenere il bonus bebè solo agli stranieri titolari del permesso di lungo periodo, si va in tribunale. E qui i giudici le danno ragione: condannano l’Inps a pagarle l’assegno da 2mila euro l’anno aprendo così la strada giudiziaria a chi finora è rimasto escluso dal contributo economico.

A detta del tribunale di Bergamo la legge di Stabilità contrasta con la direttiva comunitaria che impone “la parità di trattamento tra i lavoratori stranieri e i cittadini delle stato europeo che li ospita”. “Condizionare il riconoscimento del bonus bebè – spiegano i giudici orobici – al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo crea una disparità di trattamento tra cittadini italiani e stranieri che, nel caso in cui questi ultimi siano anche ‘lavoratori’, viola la direttiva 2011/98/Ue, che non prevede alcuna possibilità di deroga, né per le prestazioni non essenziali né per quelle essenziali” . Secondo ItaliaOggi, la sentenza rischia di avere una portata ben più ampia rispetto alla querelle tra una giovane immigrata e i funzionari dell’Inps. La pronuncia rischia, infatti, di esporre l’Italia a una procedura di infrazione da parte della Commissione europea.

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