Un immigrato somalo lo stupra, lui si sente in colpa perché lo espellono

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Oslo, 8 apr – Sentirsi in colpa perché l’immigrato somalo che ti ha stuprato è stato espulso e rimapatriato. Accade anche questo in nord Europa, dove il lavaggio dei cervelli sembra ormai in uno stato irreversibile. E’ la surreale storia accaduta a Karsten Nordal Hauken, giovane politico norvegese, ovviamente di sinistra, che ha confessato di “sentirsi in colpa” per il rimpatrio del suo stupratore. Hauken, membro del partito socialista che si definisce “femminista e anti razzista”, ha raccontato la sua storia alla Tv pubblica norvegese alla trasmissione “Jeg mot Meg” (Io contro Me stesso), dove si raccontano e affrontano le proprie turbe psicologiche.

Hauken ha raccontato l’episodio, risalente a qualche anno a fa, precisando di essere stato aggredito dentro casa. Il richiedente asilo somalo che lo stuprò fucondannato a quattro anni e mezzo di prigione e dopo aver scontato la pena è stato rimpatriato in Somalia. Il giovane norvegese ha precisato come per lui sia stato difficile vivere il dramma di essere un eterosessuale maschio stuprato da un richiedente asilo somalo. Dramma che ha tentato di superare affogando il dolore nell’acol e nella cannabis.”La mia vita è stata distrutta, ma ora mi sento in colpa perché lui è stato espulso dalla Norvegia a causa mia“. Hauken affronta poi un passaggio che racconta molto bene le dinamiche scandinave rispetto al rapporto tra cittadini e Stato, piuttosto incomprensibili per la realtà italiana. Poco prima della scarcerazione del suo stupratore infatti, è stato chiamato direttamente dall’istituto di detenzione, che gli ha comunicato che il suo aggressore aveva finito di scontare i quattro anni e mezzo di carcere e che a breve sarebbe stato rimpatriato.

“Mi sentivo sollevato e felice del fatto che lui venisse espulso”, ha confessato Hauken. “Sentivo come se lo Stato norvegese si fosse incaricato di effettuare la vendetta finale, come un padre arrabbiato quando attaccano suo figlio. Ma ho avvertito anche un forte senso di colpa e di responsabilità. Io sono stato il motivo per il quale quel richiedente asilo non sarebbe più stato in Norvegia ma destinato al rimpatrio e ad un incerto futuro in Somalia. Lui è il prodotto di un mondo ingiusto, un prodotto di un’educazione segnata dalla guerra e dalla disperazione”. Un antico proverbio romanesco recita: “Nel sedere vi entra e in testa no”. Questa volta letteralmente.

Davide Di Stefano – Il Primato Nazionale