Unioni civili, l’avvocato Bernardini De Pace avverte i conviventi: per loro ci sarà un trappolone

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«È incostituzionale privare chiunque della libertà di scelta. E, da liberale, sono contro l’ ingerenza dello Stato nella sfera affettiva e sentimentale delle persone». L’ avvocato Annamaria Bernardini De Pace, celebre matrimonialista, titolare dell’ omonimo studio legale specializzato in diritto della persona e della famiglia, bacchetta il disegno di legge Cirinnà che sta per passare alla Camera. «Ma davvero l’ approvano così com’ è? Non sanno davvero più cosa fare».

Quali sono gli aspetti controversi di questa legge?
«Intanto è scritta male. La materia riguarda tutti e quindi la legge dovrebbe essere di immediata comprensione, ma così non è. Il risultato è una norma che apre il campo a un’ infinità di ricorsi e darà molto lavoro in più agli avvocati.
Sembra scritta apposta per accontentare certe lobby…».

Veniamo agli aspetti tecnici. Alla regolamentazione delle unioni civili.
«Innanzittutto la legge è divisa in due parti: una che regola le unioni civili tra omosessuali e l’ altra che disciplina le convivenze tra eterosessuali. Dico subito che per me le unioni civili sono un compromesso partorito dalla politica, in realtà il matrimonio civile non si dovrebbe negare a nessuno perché non consentirlo significa discriminare. Perché impedire ai gay le tutele e le protezioni dello Stato quali il diritto alla pensione, le detrazioni, le riserve successorie, solo a causa dell’ orientamento sessuale?».

L’ articolo 1 della proposta di legge Cirinnà, al primo comma, definisce le unioni civili.
«Sì. Le chiama “specifica formazione sociale”, che non si capisce bene cosa voglia dire, anche questo è un modo per non scontentare nessuno e per evitare polemiche. Ma come chiamiamo due gay o due lesbiche che hanno contratto un’ unione civile? Unionisti? Nel testo si ricorre a frequenti perifrasi perché certo non si può dire “coniugi”, visto che non è un matrimonio. Però la parte del disegno di legge che genererà maggiori complicazioni è la seconda, quella che riguarda le convivenze».

Cosa intende la legge Cirinnà per convivenze?
«È scritto nel comma 36, dove non si fa riferimento al sesso, e si specifica che conviventi di fatto sono “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’ unione civile».

Ma quale elemento stabilisce la convivenza di fatto? Non soltanto la circostanza di coabitare…
«Il comma 37 sancisce che per stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica (prevista dal Dpr 223 del 1989). In sintesi, basta presentare agli uffici comunali questo semplice documento e si hanno quasi in automatico gli stessi diritti e doveri dei coniugi perché si ufficializza il nuovo nucleo familiare. Infatti scattano le stesse prerogative».

Anche a livello economico? Di affitto della casa, di rapporti patrimoniali?
«Il disegno di legge comprende tutto questo e, in sintesi, accomuna le convivenze di fatto a un matrimonio. Quindi è come se i conviventi di fatto fossero sposati a loro insaputa. Però questo è incostituzionale: non si può obbligare una coppia che vuole solo convivere a sottoscrivere un contratto di convivenza con diritti e doveri che non ha chiesto. Lo Stato trasforma i sentimenti in doveri economici, e non è giusto».

Parliamo della casa. Cosa accade se uno dei due conviventi muore?
«Se muore il convivente proprietario della casa di comune residenza, il convivente di fatto superstite ha diritto a continuare ad abitare nella stessa dimora almeno per due anni o per il tempo in cui è durato il rapporto. Bisogna poi anche considerare se ci sono dei figli. Per questo insisto: ci sarà molta materia anche per gli avvocati perché prevedo ricorsi e congestionamento dei tribunali. Ma credo anche che faranno affari le agenzie immobiliari, visto che adesso magari in tanti rinunceranno alle convivenze fondamentalmente per timore di pagare dopo quattrini che si preferirebbe tenere per sé».

Se poi un uomo è già stato sposato e molla pure la nuova convivente, deve pagare gli alimenti sia all’ ex coniuge che all’ ex convivente?
«Come avviene nei matrimoni tradizionali. Qui, nell’ ultima versione del ddl, comma 65, c’ è scritto che “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’ altro gli alimenti nella misura determinata ai sensi dell’ articolo 438 del codice civile”».

Qualcuno ventila il rischio di badanti diventate conviventi di fatto, e dunque eredi, in ragione del legame di assistenza, o storie passeggere trasformate in convivenze forzate. Sarà così?
«I problemi maggiori si avranno dal punto di vista economico ed io temo che la legge Cirinnà possa aprire la strada a una serie di soprusi se non proprio di truffe. Il rischio è concreto. Sa come si dice: fatta la legge, trovato l’ inganno».

Brunella Bolloli – Libero