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Usa, killer fedele all’Isis. In casa manuale al Qaida per fabbricare bombe

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“Erano attrezzati e avrebbero potuto portare a termine un altro attacco”, ha detto il capo della polizia di San Bernardino, Jarrod Burguan, in merito ai 12 esplosivi e alle munizioni trovate a casa di Syed Rizwan Farook e la moglie, Tashfeen Malik, i due killer della strage nel centro per disabili di San Bernardino (California).

Gli investigatori, intanto, hanno recuperato due cellulari distrutti probabilmente dagli stessi killer. Nel computer ritrovato dalla polizia manca il disco rigido e i due non hanno lasciato nessun documento scritto che spieghi il gesto. Entrambi – spiegano gli investigatori – sono stati abilissimi nel non avere il minimo problema con la giustizia e nessuno di loro è stato mai inserito nella lista delle persone potenzialmente radicalizzate. La Cbs riferisce che gli esplosivi trovati a casa della coppia sono stati recuperati insieme a copie di istruzioni di come fabbricare una bomba prese probabilmente dalla rivista online filo al Qaeda “Inspire”. Secondo quanto riferisce la Cnn, che cita fonti investigative, Tashfeen Malik avrebbe scritto un post su Facebook in cui esprimeva sostegno al leader dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi. Il messaggio sarebbe stato postato nel giorno dell’attacco al centro per disabili.

Non si sa ancora cosa abbia scatenato la strage, anche se è difficile poter credere che una semplice lite (o vendetta) per motivi personali possa aver indotto una persona a collezionare un quantitativo così grande di armi ed esplosivi, per poi scatenare l’inferno in un centro disabili. Gli inquirenti setacciano ogni minuscolo tassello della vita di Syed Farook e di sua moglie Tashfeen Malik: cercano di trovare l’eventuale matrice terroristica della loro folle azione. E di scoprire se a scatenare tutto possa essere stato l’estremismo islamico. Secondo fonti della polizia raccolte dalla Cnn, il 28enne Farook, musulmano di origine pachistana, si sarebbe radicalizzato dopo le nozze. Il New York Times, che cita parlamentari del Congresso aggiornati sull’inchiesta, aggiunge che Farook era stato in contatto “con estremisti, negli Stati Uniti e all’estero, diversi anni fa, ma non di recente”. Il killer avrebbe avuto dei legami – almeno cinque persone – su cui l’Fbi aveva indagato per sospetto terrorismo, tra i quali uno legato agli Shebab somali e un altro al Fronte al-Nusra, il ramo siriano di al-Qaeda.

Si scava nel passato del giovane e della moglie, anche lei pachistana, conosciuta attraverso siti internet e che lui era andato a sposare in Arabia Saudita. L’imam di una moschea locale però smentito che Farook mostrasse segni di fondamentalismo. I contatti con sospettati di terrorismo potrebbero esser stati solo casuali, ma potrebbero essere anche la prova che ci sia stata “una matrice terroristica più profonda” dietro la sparatoria. Per il momento l’Fbi, che conduce l’inchiesta, va con i piedi di piombo e si rifiuta di parlare ufficialmente di terrorismo, anche non nasconde che l’arsenale di armi trovato nella abitazione della coppia e la loro preparazione meticolosa facciano pensare che i due avessero deciso di compiere una “missione”.

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Intanto si apprende che due settimane prima della strage Farook ebbe un’accesa discussione con un collega, Nicholas Thalasinos. I due stavano parlando di religione, cosa che Farook non faceva mai sul lavoro. Il collega con cui litigò, un ebreo messianico, è una delle 14 vittime della sparatoria. Questo particolare, che potrebbe essere molto interessante per cercare di ricostruire il movente della strage, viene rilevato da un’amica di Thalasinos, Kuuleme Stephens. La donna ha detto all’Associated Press di aver ascoltato parte della lite (appassionata ma comunque abbastanza contenuta) perché lo aveva chiamato al telefono mentre i due lavoravano assieme. La donna ha raccontato di esser stata tirata in causa nella discussione quando Nicholas le aveva detto che “Farook non è d’accordo che l’islam non è una religione pacifica”. Kuulene ha aggiunto di aver sentito Farook replicare che “gli americani non capiscono l’Islam”, e Thalasinos aveva risposto: “Non so proprio come parlare con lui”.

Rese note le identità delle vittime

Dal papà che era pronto a partire con la moglie e la figlia di appena 20 mesi per Disneyland alla donna che aveva lasciato l’Iran per non essere perseguitata per motivi religiosi. Sono solo alcune delle 14 vittime – tra i 26 ed i 60 anni – della strage di San Bernardino. Robert Adams aveva 40 anni ed era sposato con Summer. I due si erano fidanzati da adolescenti: per la prossima settimana stavano organizzando di andare a Disneyland con la loro piccola Savannah. Robert non è l’unico padre di famiglia che ha perso la vita nella sparatoria di mercoledì. Il 37enne Michael Wetzel lascia sei figli. Sua moglie Renee lo ha descritto come “una persona incredibile”, mentre Celia Behar, portavoce della famiglia, ha ricordato che era “il suo migliore amico, era un padre sorprendente ed era amato da tutti”. Nella strage di San Bernardino è stata uccisa anche Bennetta Betbadal, 46 anni, madre di tre figli, scappata dall’Iran. Arrivata negli Stati Uniti, aveva vissuto prima a New York e successivamente si era trasferita in California insieme al marito, Arlen Verdehyou. Ma l’elenco dei morti di mercoledì non finisce qui. Ad essere ucciso mercoledì è stato anche Daniel Kaufman, 42enne; Yvette Velasco, 27 anni; Shannon Johnson, 45 anni; Aurora Godoy, 26 anni; Isaac Amanios, 60 anni; Harry Bowman, 46 anni; Sierra Clayborn, 27 anni; Tin Nguyen, 31 anni; Juan Espinoza, 50 anni; Damian Meins, 58 anni. E ovviamente l’uomo che aveva discusso con Farook, Nicholas Thalasinos (52 anni).

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