“VE LO DICO IO DOVE FINIRANNO LE UNIONI CIVILI”: FELTRI SCATENTATO

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MILAN, ITALY - MARCH 03: Vittorio Feltri during the Italian tv show "Chiambretti night" on March 30, 2009 in Milan, Italy. (Photo by Morena Brengola/Getty Images)

A bocce ferme si può tentare un ragionamento sulle unioni civili e le varie convivenze approvate dal Parlamento. Molti – non so quanti – sono contrari alla legge e protestano. In particolare, non tollerano che gli omosessuali contraggano una specie di matrimonio, che poi matrimonio non è. Se si fa notare che ormai mezzo mondo ammette ufficialmente l’accoppiamento stabile fra gay, i tradizionalisti rispondono che l’Italia è un Paese di mentalità e cultura cattolica, pertanto è logico che la maggioranza rifiuti ciò che contrasta con le proprie idee.

Non ho intenzione di polemizzare con chi è ostile alle nuove norme. Vorrei solo ricordare a chi è giovane o non ha buona memoria, che anche il divorzio – a suo tempo – generò scontri micidiali fra credenti (di fede intransigente) e laici (esagero) libertari. Era l’inizio degli anni Settanta. Allora i cristiani promossero un referendum il cui risultato premiò i divorzisti, e quasi per incanto cessarono le diatribe. Adesso nessuno oserebbe scendere sul sentiero di guerra in difesa dell’indissolubilità del matrimonio.

La gente ha capito: non è obbligatorio divorziare, così come non è obbligatorio sposarsi. Trattasi di facoltà (cioè atti facoltativi). In altri e più espliciti termini chi desidera unirsi per sempre è libero di fare simile scelta e chi, viceversa, decide di rompere il legame, allo stesso modo è libero di procedere in questo senso. Alcune formazioni cattoliche, legittimamente, si stanno organizzando allo scopo di sottoporre a plebiscito la materia relativa agli omosessuali e ad altri soggetti. Si può fare. Sono certo però che se la legge non verrà abrogata, tra un lustro al massimo essa sarà stata metabolizzata dalla società e non sarà più contestata.

Non mi sembra quindi il caso di alimentare lo scandalismo in assenza di un autentico scandalo. Indubbiamente, le novità turbano gli animi e suscitano apprensione, ma non appena digerite entrano a pieno titolo nel costume e si accettano. La medesima cosa accadde per l’aborto. In breve, si passò dalle polemiche infocate all’accoglimento pacifico della interruzione della gravidanza. Giusto o sbagliato? Personalmente non sono del tutto convinto sia lecita la soppressione del feto (che poi è un bambino). Però mi sono inchinato e mi inchino alla volontà popolare. La democrazia non mi piace in ogni circostanza, ma me la faccio piacere perché, come diceva Churchill, le altre formule di governo sono peggiori, dato che è inattuabile una dittatura con me al vertice.

Tornando agli omosessuali, sui quali si è legiferato fra tanti contrasti, devo confessare che non comprendo il motivo del contendere. Brutalmente. Se due gay campano sotto il medesimo tetto e convivono more uxorio a me non importa niente e non vedo perché dovrei impedire loro di realizzare il progetto. Scusate: non me ne frega un accidente. Agiscano come preferiscono. Che disturbo danno?

Gli omosessuali, “sposati” o no, esistono comunque, tanto vale lasciare che stiano in coppia. Non cambia nulla. Per noi etero la fedeltà coniugale sarebbe richiesta, una specie di precetto, ma alzi la mano chi non l’ha impunemente violato. Un minimo di pragmatismo e di realismo bisogna praticarlo e non stracciarsi le vesti dinanzi a chi “sgarra”. Inoltre, vogliamo prendere atto che le famiglie cosiddette regolari non sono in genere esempi di moralità e di cura della prole, se sono attendibili le statistiche secondo le quali una moltitudine di genitori picchia i figli?

Da qui la certezza che le future unioni civili e di fatto non saranno né buone né cattive, ma esattamente come le altre, quelle consacrate. L’umanità è quella che è a prescindere dalle preferenze sessuali. È destinata all’imperfezione.

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