VESCOVO IN VISITA ALLA MOSCHEA, MA LA SALA RESTA VUOTA: ASSENTE ANCHE L’IMAM

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PORDENONE. Una sala vuota, con dentro solo le autorità e uno sparuto manipolo di invitati italiani e giornalisti. Interventi solitari dal palco, con gli ospiti d’onore lasciati tra un pubblico che non c’era. E’ quanto accaduto ieri pomeriggio al centro islamico, in occasione del convegno “Fermiamo la violenza”, di particolare significato specie a qualche mese dall’omicidio di via San Vito, con moglie e figlioletta uccise da una persona musulmana. Ma nonostante la storica presenza del vescovo Giuseppe Pellegrini, alla sua prima volta in moschea, i musulmani non hanno risposto all’appello. Assente anche l’imam. Il moderatore dell’incontro, Imrane Filali, ha dovuto ridurre la scaletta e accelerare i tempi, scusandosi con le autorità.

E ciò nonostante un parterre di grande spessore: oltre al vescovo, c’erano prefetto, questore, comandante provinciale dei carabinieri e procuratore della Repubblica, per limitarci a queste cariche. Ma in sala si sono viste solo una quindicina di persone quasi alla fine dei lavori, una volta conclusa la preghiera del venerdì. All’inizio sono stati fatti trascorrere tre quarti d’ora nell’imbarazzo generale, ma la situazione non è cambiata. Così il giovane Imrane Filali, ex referente del gruppo giovani del centro islamico con indosso la maglietta gialla per Giulio Regeni, ha preso la parola scusandosi per la mancanza di pubblico.

A margine del convegno, ha spiegato che di solito gli eventi vengono organizzati la domenica e sono seguitissimi. «Per avere le autorità, però, abbiamo dovuto scegliere il venerdì – ha sottolineato – ma in tanti erano al lavoro». Non sono venuti nemmeno i profughi. E dire che per permettere loro di partecipare alla preghiera, al centro islamico sono in corso anche lavori di ampliamento dei bagni per ottenere più spazio per potersi lavarsi i piedi prima del rito. Di accogliere richiedenti asilo nella struttura, però, non se ne parla.

E’ stato ribadito anche ieri: il luogo di preghiera non è adatto all’accoglienza per questioni di sicurezza nessuno può dormirci all’interno. Situazione che, di fatto, stride con quanto accade fuori dalla chiesa del Beato Odorico, dove i profughi stazionano ormai quasi d’abitudine. Quanto ai contenuti, il procuratore della Repubblica Marco Martani ha invitato, in presenza di atti di violenza, a denunciarli. «Se non direttamente da parte delle vittime – ha affermato – almeno da chi sta loro vicino, dalla società che le circonda. Forse così avremmo potuto salvare quella donna e quella bambina, uccise dal marito»”.

«Le istituzioni ci sono, Pordenone è accogliente» ha sostenuto il prefetto Maria Rosaria Laganà. «Sono convinto che è possibile vivere insieme – ha affermato il vescovo Giuseppe Pellegrini – rispettando le diverse culture e religioni. Questo convegno è un input». Tra gli intervenuti anche l’avvocato Francesco Longo.