“Vi faccio vedere come muore un italiano”: il 14 aprile 2004 moriva in Iraq da  eroe Fabrizio Quattrocchi, ucciso dai terroristi macellai islamici. Un eroe dimenticato dalle istituzioni definito mercenario dai parassiti razzisti della sinistra.

L’Italia è nota per il modo con il quale dimentica i propri eroi. C’è quasi un pudore nel riconoscere l’eroismo, probabilmente derivato dalla continua propaganda anti-nazionale degli ultimi settant’anni, che ha assimilato fino a confonderli patriottismo e fascismo.

E così, un eroe vero, uno che se fosse stato americano avrebbe generato decine di films, è relegato negli anfratti della memoria. Volutamente relegato da una minoranza di fanatici che considera l’eroismo come un male e l’autolesionismo etnico un valore, combattere è peccato e accogliere cosa buona. E per pudore dalla maggioranza silenziosa.

Se altri popoli avessero avuto uno di loro al patibolo in una terra straniera, con i macellai islamici che lo circondano dire, con la morte davanti agli occhi, ‘vi faccio vedere come muore un italiano’. Avrebbero eretto monumenti, ne parlerebbero nelle scuole.

Noi no. Forse anche perché siamo un popolo antico. Un popolo che, in fondo, ha visto molti, troppi eroi. E non conosce l’ostentazione della retorica. E questo è un tratto nazionale, essere chi siamo senza doverlo ostentare.

Ma accade anche perché un manipolo di animi pervertiti è al potere. Perché una classe dirigente di preti senza fede controlla lo Stato, i media, la cultura. Per loro, uno come Quattrocchi, perfino il ricordo di uno come Quattrocchi, è pericoloso. Parla di onore. Parla di Patria. Parla di qualcosa di antico che deve essere dimenticato. Dimenticato e sepolto. Come facevano i popoli conquistatori con gli dei dei conquistati.

Se insegnassero nelle scuole la ‘fine di Quattrocchi’ al posto di come ‘cambiare sesso’, se in tv ne esaltassero l’infinito coraggio, qualcuno potrebbe ricorda che cosa significa essere italiani. Qualcuno potrebbe essere pronto a sacrificarsi e a morire, per quello in cui crede: e questo, non può essere consentito.

Gli ‘eroi’, oggi, devono essere miliardari in mutande, meglio se diversamente bianchi. Devono essere personaggi televisivi equivoci. Individui che in una terra straniera, sul patibolo, con la morte davanti agli occhi, morirebbero la morte del coniglio.

Quattrocchi è un eroe antico. Sembra uscito dalle storia dell’antica Roma. Non è moderno, non è l’uomo nuovo che questa società vuole formare. Quattrocchi è la resistenza di una società che ancora esiste e non vuole morire. E che se proprio deve morire, lo ‘farà vedere, come muore un italiano’.

Con fonte  identità.com

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