Il Sud con Salvini

VIDEO – Sgombera il campo rom sorto nella sua proprietà e.. “Hanno provato a uccidermi”

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E’ stata una guerra. Una guerra che mi è costata dieci punti di sutura sulla testa”. Alessandro Lucia è un imprenditore bolognese di 35 anni. Da qualche mese si è gettato in una sfida che in molti gli avevano sconsigliato di intraprendere: sgomberare il campo nomadi sorto in un’area privata alla periferia di Bologna. E dargli nuova vita. Ad oggi ha rimediato tre aggressioni. In una di queste, un rom lo ha colpito in fronte con una mazza di ferro rischiando di spaccargli la testa. “Rimarrà la cicatrice? Non importa – dice a ilGiornale – voglio capiscano che questa non è casa loro”.

L’ex consorzio agrario di via Mattei è un enorme struttura abbandonata da anni. L’assoluta incuranza dell’amministrazione Pd guidata dal sindaco Merola ha prodotto un mostro. I diversi capannoni erano occupati da nomadi, clandestini e spacciatori. Una pattumiera a cielo aperto, ricettacolo della refurtiva dei rom. “Non c’è un negozio qui vicino – assicura Alessandro – che non abbia subito un furto. Non potevo più sopportare un simile degrado. Così ho deciso di agire”. Ha contattato allora la proprietà dell’immobile e dopo estenuanti trattative con il Comune ne è stato nominato custode giudiziario. “Quel giorno ho fatto una promessa: ripulire subito tutta l’immondizia accumulata”. E così è stato: in tre giorni ha già smistato 47 mila kg di rifiuti misti e riempito tre cassoni per ulteriori 15mila kg.

La vicenda di questo imprenditore, che vende articoli di sport da combattimento, dimostra che volere è davvero potere. “Quest’opera di recupero dovrebbero farla lo Stato o il Comune – aggiunge – invece hanno lasciato in mano a questi balordi una risorsa enorme”. Ora l’obiettivo è trasformarlo in un luogo di aggregazione: “Ci sono tutti i presupposti per realizzare la palestra per sport di combattimento più grande d’Europa”. Ad opporsi al progetto erano ovviamente gli inquilini abusivi. “Ho fatto otto mesi di appostamenti per pianificare lo sgombero – racconta – Sapevo quando rientravano la sera e a che ora uscivano la mattina per l’accattonaggio”. La settimana scorsa si è fatto coraggio. Con un gruppo di amici è entrato all’alba nell’accampamento e ha buttato giù tutto. Come la ruspa di Salvini, ma con le mani.

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Da quel momento è iniziato il calvario. Nomadi, immigrati e spacciatori vogliono riprendere possesso dello stabile. Lui continua a presidiare l’area anche di notte. In pochi giorni lo hanno aggredito tre volte. La settimana scorsa l’episodio più violento: “Ero in sella allo scooter – racconta – e ho visto un gruppo di rom che stava accerchiando un mio amico”. Gli aggressori erano armati: spranghe, bastoni e massi. “Gli ho lanciato la moto addosso – continua – Mi hanno circondato, erano più di dieci. Uno di loro mi ha colpito sulla fronte con una spranga di ferro. Sono caduto a terra sanguinante. Con la coda dell’occhio ho visto un altro rom prendere un masso per spaccarmelo in testa. Sono riuscito a evitarlo d’istinto. Tanti anni di pugilato sono serviti: è stata la miglior schivata della mia vita. Altrimenti non sarei qui a raccontarlo”.

Alessandro non si definisce razzista, nemmeno contro i rom che lo hanno mandato all’ospedale. Al contrario, il rapporto annuale del Censis dimostra che è alta la diffidenza degli italiani nei confronti delle etnie nomadi. Se il 68% dei cittadini non ha problemi ad avere un capo politico straniero, il 43% non vorrebbe mai aver a che fare con un collega nomade. La diffidenza nasce dall’assenza di sicurezza. Quella che lo Stato non riesce a garantire. Alessandro si è difeso da solo ed è pronto a farlo ancora. “Se qualcuno di loro si presenterà di nuovo qui, armato anche solo di un bastone, non ci penserò due volte ad aggredirlo. Ho il diritto di difendermi e proteggere i miei beni”. Sei pronto anche ad uccidere? “Assolutamente sì. Senza esitazioni. Meglio affrontare un processo che essere seppellito da mia madre”

Fonte: qui

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