Il Sud con Salvini

Violenza a due facce: tedeschi inermi, noi pronti alla rivolta

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Dunque c’è un popolo a Salerno. Quel popolo che a Colonia non si è visto perché i tedeschi sono rammolliti dalla demografia (come noi), dal benessere (più di noi) e inoltre dal senso di colpa nazionale che per giorni ha suggerito a molte donne aggredite a Capodanno di tacere l’aggressione o di minimizzarne l’aspetto etnico-religioso, per non apparire razziste e quindi neo-naziste.

Gli abitanti del rione Matierno di questi complessi giustamente non ne hanno. «Salerno è diversa da Napoli. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull’Italia meridionale. L’aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera»: la descrizione di Guido Piovene contenuta nell’epocale «Viaggio in Italia» suona ormai obsoleta (risale infatti al 1957) e comunque non era riferita ai quartieri periferici. Oggi al Matierno, rione decentrato con sacche di povertà, si lamentano per la pulizia delle strade nient’affatto svizzera e per i tristi prefabbricati risalenti al terremoto del 1980: ancora non si è trovato il modo di abbatterli e di rimuovere l’amianto che contengono e che preoccupa le mamme della zona.

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Prima di accogliere stranieri bisognerebbe accogliere questi italiani in un quartiere salubre, ma figuriamoci, l’Europa non ce lo chiede, mai l’Europa negli ultimi decenni ha chiesto più attenzione per gli indigeni, per chi è nato su questa terra e cresciuto davanti a questo mare: solo gli allogeni, gli invasori, entusiasmano la burocrazia di Bruxelles. Anche i giornalisti, o almeno certi giornalisti, non sembrano stare dalla parte dei nativi. Il Corriere del Mezzogiorno, che pure non credo abbia la redazione a Oslo, da quel pezzo di popolo salernitano che al Matierno si è scagliato contro il centro di accoglienza in cui si nascondeva il pakistano accusato di molestie verso una quattordicenne del posto, oltre alle dovute distanze giudiziarie prende anche le distanze antropologiche. Il pakistano diventa all’inizio un «cittadino extracomunitario», definizione asettica che potrebbe valere per un imprenditore svizzero come per uno chef giapponese, e in seguito «giovane migrante», dove non si capisce se a suggerire attenuanti è più l’aggettivo o il sostantivo.

Mentre la violenza viene derubricata a «presunta molestia». Tutto è presunto fino alla Cassazione, ci mancherebbe, ma purtroppo il garantismo è a senso unico: il cittadino extracomunitario è un molestatore presunto mentre quei cittadini comunitari sono degli aspiranti linciatori e stop. Un comunicato della Cgil (ma cosa c’entra la Cgil? Vattelapesca) accusa gli aggressori del centro di accoglienza di «violenza gratuita». Gratuita? Io cito il filosofo Vittorio Mathieu che di morale forse ne sa più della Camusso: «Attribuire la giustizia sommaria solo a fanatismo e ignoranza significa scambiare gli accidenti impropri per la sostanza, anziché vedere in essi tentativi che, per quanto difettosi, mirano già alla giustizia». A Salerno ho visto un popolo reattivo, forse un po’ troppo reattivo, ma assetato di giustizia e desideroso di non fare la fine di Colonia.

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