oche certezze, ma solide. Non può essere che il massacro di Parigi sia stato improvvisato da una banda di assassini isolati.

Otto persone, se non sono collegate (forse guidate) da una centrale operativa capace di organizzare e di impartire ordini, non sarebbero mai in grado di tenere in scacco una metropoli, uccidendo con gelida calma una novantina di avventori di un locale pubblico. Si dà inoltre il caso che due componenti del commando siano riusciti (per ora) a farla franca, rendendosi irreperibili. Se non saranno acciuffati, avremo la conferma che essi godono di una protezione, costituita probabilmente da una rete europea di complici, pronti a ospitarli.In un primo momento si era sospettato che un terrorista avesse trovato riparo in Italia, il che aveva aumentato la preoccupazione che il nostro Paese avesse avuto un ruolo nella carneficina francese. Il particolare, invece, è stato smentito da un fatto. L’auto di costui non è mai transitata a Ventimiglia, tanto che la vettura (nera) è stata ritrovata nella stessa Francia. Un sollievo? Non diremmo.Nessuno ha elementi tali in mano da escludere che l’Isis abbia basi occulte nella nostra Patria. Va da sé che sono in corso indagini non routinarie. La tragedia di venerdì notte ha dato una scossa al nostro apparato difensivo e sono in corso accertamenti a livello capillare.

Rammentiamo che a Merano, alcuni giorni orsono, è stato preso un «santone» islamista che aveva goduto di asilo politico, un rifugiato con tanto di documenti, il quale campava con un assegno dell’assistenza sociale e abitava in un alloggio fornitogli, ovviamente gratis, dalla medesima assistenza pubblica. Egli frattanto ordiva trame terroristiche.Ciò significa che i «soldati» del califfo sono sparpagliati sul nostro territorio, forse sono in contatto tra loro e comunicano mediante strumenti elettronici con sistemi sofisticati. Sottovalutarli sarebbe un’imperdonabile leggerezza, visto il crescendo della loro potenza criminale. Qualcuno dice che sono animati da spirito rivoluzionario, cioè da ideologie politiche e da mire espansionistiche. Non sappiamo quanto ci sia di vero in questa interpretazione del fenomeno violento di cui trattiamo. Ma siamo consapevoli che la religione non è comunque estranea alla mentalità dei terroristi islamisti.

Basti pensare che molti di essi vengono allevati e indottrinati nelle moschee e addestrati in Siria. Bisogna poi considerare che, compiuta un’azione violenta, gridano il nome di Allah con l’intento di lasciare la propria firma sulle vittime. Infine, anche a Parigi un paio di kamikaze si sono fatti saltare per aria, riducendosi in tocchi pur di portare a termine la missione stragista. Il movente del fanatismo religioso è evidente, addirittura dichiarato.Chi ritiene non sia lecito supporre che terrorismo e islamismo non si coniughino è quantomeno superficiale, nega la realtà. I giovani fondamentalisti che sacrificano la propria vita per toglierla ad altri per motivi oscuri sono marionette losche dell’Isis, che non è una confraternita di trappisti né un gruppo di boy scout. La diagnosi emessa quindici anni fa da Oriana Fallaci era esatta. La terapia che ella proponeva non è mai stata adottata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Vittorio Feltri

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