Il Sud con Salvini

Vittorio Feltri: Se lo Stato che ci rassicura poi scappa perfino dalla Scala

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È lecito avere paura, che è fisiologica come il dolore, insopprimibile con la sola forza di volontà.

Per vincerla occorre attrezzarsi e organizzare difese idonee a scongiurare il pericolo che la provoca. Il resto è retorica. Pertanto, comprendiamo lo stato d’animo di coloro che intendono disertare la Prima della Scala («Giovanna d’Arco») anche se accampano scuse a dir poco penose. Non ci riferiamo tanto alla gente comune, molta della quale non si fida, per ora, ad entrare nel grande teatro milanese, temendo che l’Fbi abbia buoni motivi per ripetere che esso, con il Duomo ed il Colosseo, è un obiettivo del terrorismo islamista.

Certe notizie, per quanto vaghe, inducono alla prudenza e scoraggiano perfino i melomani ad assistere alla serata lirica più importante dell’anno. Ma siamo sicuri che all’ultimo momento, gli appassionati di musica (e di mondanità) in massima parte supereranno la tremarella e il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, si presenteranno in platea, nei palchi e nelle logge per gustarsi l’opera, dissimulando i sospetti e l’ansia. Alla fine, insomma, la borghesia milanese – piccola o alta che sia – dimostrerà ancora una volta di essere seria e fornirà una prova di buon senso, confermando che la tradizione musicale è più potente delle minacce dei kamikaze e similari. Non ci aspettiamo, invece, analogo comportamento dalle cosiddette autorità dello Stato, le quali hanno già annunciato, causa impegni vari (e probabilmente inventati), di non poter aderire all’invito all’opera. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato che si tratterrà a Roma per via del Giubileo, il cui inizio però è previsto l’8 dicembre. Dato che in aereo basta un’ora per raggiungere Milano dalla Capitale (e lo stesso tempo si impiega a percorrere il tragitto opposto), crediamo che il signore del Quirinale non avrebbe difficoltà ad essere alla Scala lunedì 7 e in Vaticano martedì 8. Di conseguenza supponiamo che, in realtà, Mattarella preferisca rimanere sul Colle non per mancanza di tempo, ma per abbondanza di fifa.

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Non è una malignità, bensì una riflessione terra terra. Arduo contestarla.Naturalmente hanno dato forfait anche il presidente del morituro Senato, Pietro Grasso, e la presidente della Camera (mortuaria?), Laura Boldrini, che non è amica dei (…)(…) terroristi, per carità, ma amica dei loro amici, questo sì, perché non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e neppure un fascismo. Tanto per rimanere alle frasi fatte, gratta gratta i rappresentanti delle istituzioni vengono fuori i cacasotto. I quali predicano con toni accorati l’esigenza di non soccombere alla paura, e di non modificare il nostro stile di vita per non dare soddisfazione ai sanguinari del vicino Oriente, ma sono i primi a nascondersi nelle loro tane allo scopo di proteggere la pelle. Se si tratta di pronunciare discorsi nobili, essi non indietreggiano, ma quando c’è da tirare fuori il capino dal Palazzo, allora poverini mostrano tutta la loro pavidità e si aggrappano a pretesti puerili per cavarsi d’impaccio.Abbiamo tuttavia una speranza. Che almeno Matteo Renzi, il più giovane della brutta compagnia, abbia un soprassalto di dignità e, contrariamente alle tre sullodate cariche dello Stato, alle 19.30 di lunedì 7 dicembre, si appalesi nel foyer scaligero. Cosicché egli sarebbe apprezzato dai milanesi, anche da quelli che non lo voterebbero nemmeno sotto tortura.

Vittorio Feltri

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