Benedetto Croce, Cesare Pavese e il poeta e saggista Franco Antonicelli sono solo alcuni dei grandi protagonisti della cultura italiana ed europea della prima metà del XX secolo che hanno soggiornato a Villa Cernigliaro di Sordevolo, comune di 1360 anime in provincia di Biella.

La storica dimora, situata in un ampio parco con vista sulla valle dell’Elvo e divenuta sin dal 1980 bene culturale vincolato dal Ministero della Pubblica Istruzione e tutelato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, non è però al centro delle cronache per le sue opere d’arte, per le sue decorazioni del XVII secolo progettate dall’architetto Chevalley o per un evento culturale, bensì perché la sua proprietaria vorrebbe destinare un’ala dell’edificio all’accoglienza dei richiedenti asilo.

L’accordo con la cooperativa aggiudicataria della gestione dei profughi è già raggiunto e a giorni è attesa la decisione in merito della Prefettura di Biella, che ha già effettuato i primi sopralluoghi.

La cooperativa in questione è la Versoprobo s.c.s., un vero e proprio colosso dell’accoglienza che svolge attività per conto di numerose prefetture in Piemonte e in Lombardia e, come è riportato dal sito web della stessa, punta a hotel, ville e grosse strutture perché «Gli ampi spazi tipici di una struttura di grandi dimensioni permettono di svolgere non solamente le attività didattiche, formative o lavorative ma anche di realizzare attività ludiche o ricreative».

Il direttore della cooperativa Islao Patriarca, già coordinatore dei giovani del Pd di Vercelli, di quest’ultimo aspetto non dovrebbe preoccuparsi visto che nella villa è presente una sala giochi, una sala biliardo e ovviamente il tanto agognato wi-fi.

«Non è l’accoglienza di dieci richiedenti asilo che ci spaventa – ci tiene a precisare il sindaco di Sordevolo Riccardo Lunardon – ma è intollerabile che in una comunità piccola come la nostra le decisioni debbano essere prese da privati e cooperative di nascosto dall’amministrazione comunale.

Confido nella decisione della Prefettura ma ritengo che le dimore storiche dovrebbero essere un patrimonio culturale e turistico» continua il primo cittadino «e soprattutto sono dell’opinione che dovrebbero essere i comuni attraverso gli Sprar (sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, ndr) a gestirli, e non le cooperative per ricavarne profitti».

Fonte: Qui

SEGUI TUTTI I NOSTRI ARTICOLI SU FACEBOOK. METTI UN LIKE
loading...