WALL STREET JOURNAL: “L’ITALIA È SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA, RENZI HA FALLITO”

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“Il malessere dell’economia italiana, ferma ai livelli di pil del 1999, minaccia la sopravvivenza delle piccole aziende del paese – scrive il Wall Street Journal – e potrebbe addirittura minare la coesione dell’eurozona, un’area valutaria caratterizzata da tensioni e squilibri sempre piu’ profondi”. Il principale quotidiano finanziario del mondo affronta oggi – con questa analisi – il quadro desolante dell’economia italiana. “Gli economisti stimano che nel primo trimestre dell’anno l’economia italiana sia cresciuta appena dello 0,3 per cento rispetto ai tre mesi precedenti: un tasso inferiore alla metà rispetto al totale dell’eurozona, dove pure la crescita e’ stentata”.

Come si nota, i dati a cui fa riferimento il quotidiano sono aggiornati ad oggi. Le percentuali citate sono state rese pubbliche da Istat ieri sera negli Stati Uniti, questa mattina in Italia. “L’economia italiana e’ cresciuta in tutto dello 0,8 per cento nel 2015, il primo risultato positivo in quattro anni. Entro la fine del quarto trimestre, però, la terza economia dell’eurozona pareva aver gia’ esaurito il proprio slancio, e questo nonostante fattori esogeni assai favorevoli quali il calo dei pezzi del petrolio, la svalutazione dell’euro e le politiche espansive della Banca centrale europea”.

“I problemi dell’Italia – scrive pero’ il quotidiano – hanno natura strutturale. Nei suoi primi anni di mandato, il premier Matteo Renzi ha provato a dare una scossa al paese avviando un ambizioso programma di riforma, partendo dal mercato del lavoro: i risultati di tale sforzo sono stati, almeno sul fronte economico, assai limitati. Il cavallo non beve, ha scritto Lorenzo Bini Smaghi in un recente editoriale sul Corriere della Sera. I prestiti bancari espressi in funzione del pil sono inferiori del 10 per cento ai livelli pre-crisi, le vendite di abitazioni del 30 per cento. L’industria opera al 60 per cento della capacità”.

Sono numeri impietosi. “L’iniezione di liquidita’ mensile di 80 miliardi di euro operato dalla Bce – prosegue a scerivere il Wall Street Journal – ha aiutato soprattutto le grandi aziende, che dispongono di canali efficaci per accedere a prestiti a basso tasso d’interesse e sfruttare la debolezza dell’euro per alimentare le esportazioni. La galassia delle piccole aziende, spesso a conduzione familiare, vivono invece una congiuntura critica: la deflazione impedisce loro di aumentare i prezzi, e il peso della tassazione e dei vincoli burocratici e’ in continuo aumento”.

E la conclusione dell’articolo è impietosa per l’Italia: “Proprio questo peso gravoso, che erode i margini di utile, ha progressivamente ridotto la produttività delle piccole e medie imprese sino a un livello inferiore del 10 per cento alla media europea. Non si tratta di qualcosa che le politiche monetarie possano cambiare, avverte Guntramm Wolff, direttore del think tank Bruegel Institute. Nelle attuali condizioni, numerosissime aziende italiane di piccole dimensioni non possono far altro che provare a sopravvivere alla giornata. Molte altre hanno gia’ gettato la spugna”. Serve molto altro per capire che il Paese è sull’orlo del fallimento?

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