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WSJ: ”L’EUROPA DEVE DISTRUGGERE MILITARMENTE L’ISIS, O SARA’ GUERRA CIVILE”…

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NEW YORK – Dopo i gravissimi attentati di Parigi, l’Europa deve attingere all’esperienza di Israele, cessare al piu’ presto la politica delle frontiere aperte e prepararsi a una lunga e logorante guerra di idee contro gli islamisti. E’ quanto sostiene, in un editoriale in primo piano sul “Wall Street Journal”, Ayaan Hirsi Ali, membro della Harvard Kennedy School e dell’American Enterprise Institute e autore del libro: “Heretic: The Case fo a Muslim Reformation”.

Il presidente francese Francois Hollande ha definito il gravissimo attacco di venerdi’ scorso un “atto di guerra” dello Stato islamico contro la Francia: “Ha ragione – scrive Ali – ed ha egualmente ragione nell’aver finalmente riconosciuto, pur se tardivamente, che l’Occidente e’ in guerra col jihadismo da anni”.

Chi si illude ancora, nonostante tutto, che l’attacco a Parigi possa essere un caso isolato, e’ vittima di una grave ingenuita’: “Lo Stato islamico ha promesso attacchi in tutta Europa, ed e’ l’Europa intera – non solo la Francia – a dover scendere sul piede di guerra, convincersi a fare tutto il necessario per distruggere militarmente l’isis e il sedicente Califfato in Siria e in Iraq”.

Sinora, accusa l’autore dell’editoriale, l’intero Occidente si e’ illuso con formule concilianti e mezze misure, come quelle del “contenimento” e della “degradazione” della minaccia jhadista: gli attentati di venerdi’ hanno mostrato con crudeltà i limiti di questo approccio fallimentare.

I leader europei “devono convincersi che e’ giunto il momento di decisioni politiche fondamentali, e in questo senso, forse, la Francia puo’ fare da apripista”. E’ necessario, secondo Ali, “un radicale cambio di mentalita’ per evitare attacchi terroristici di scala ancora maggiore, che risulterebbero in gravi disordini sociali”.

Secondo Ali, gli estremisti islamici “non riusciranno mai a trasformare l’Europa in un continente mussulmano”, ma quel che potrebbero riuscire a fare, nel medio e lungo termine, “e’ provocare una guerra civile tale da ridurre parti dell’Europa a uno Stato simile a quello dei Balcani dei primi anni Novanta”.

Per “sradicare il cancro dell’estremismo islamico”, afferma l’opinionista, sono necessarie una serie di misure ben precise: anzitutto, prendere a modello Israele, che e’ “in guerra col terrorismo islamico sin dal giorno della sua nascita”.

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In secondo luogo, prepararsi a una “lunga ed estenuante battaglia di idee”, che richiede all’Europa di smettere di rinunciare alle proprie. “Bisogna far fronte alle strutture che diffondono l’indottrinamento: le moschee, le scuole coraniche, i siti web, le piccole case editoriali di orientamento radicale e il materiale propagandistico che fanno da cinghia di trasmissione alla violenza”.

L’estremismo islamico “prende di mira la popolazione mussulmana attraverso la “dawa” (“persuasione”), convincendoli “dell’incrollabile superiorita’ dei fini a prescindere dai mezzi”. Devono essere “gli stessi governi europei a fare proselitismo tra le comunita’ musulmane”, promuovendo “la liberta’ di quelle idee liberali” troppo spesso accantonate in nome di una impossibile convivenza fatta dell’eliminazione delle reciproche identita’.

Infine – conclude Ali – e’ imperativo che l’Europa si doti di nuove politiche migratorie, che garantiscano l’accoglienza solo sulla base dell’incondizionata adesione ai valori europei e rigetti proprio quelle politiche islamiste troppo spesso tollerate, o addirittura accarezzate, “che rendono vulnerabile la popolazione mussulmana europea alle sirene del califfato”.

Ad oggi, l’Europa sconta debolezze eccessive: “E’ troppo semplice ottenere la cittadinanza senza la necessaria fedelta’ ai fondamenti degli ordinamenti costituzionali; e’ troppo semplice per i cittadini extracomunitari entrare nei paesi dell’Unione Europea con o senza alcun diritto concreto all’asilo. E grazie a Schengen, una volta all’interno dell’Unione, queste persone possono spostarsi liberamente da un paese all’altro. Si tratta di uno stato delle cose – conclude l’editoriale – che ha rivelato tutta la sua insostenibilita’ con la crisi dei flussi migratori di quest’anno. Tutto questo significa forse creare una “Fortezza Europa”?

Per Ali, la risposta sincera a questo quesito è “sì”: “Nessuna altra strategia avrebbe senso, data la portata della minaccia posta all’Occidente dall’estremismo islamico. E se i leader europei persisteranno, come la cancelliera tedesca Angela Merkel, a tessere le lodi dell’apertura incondizionata dei confini, finiranno per essere calciati a pedate da populisi che hanno un polso ben piu’ chiaro dei timori dell’opinione pubblica”. E hanno ragione ad averlo.

Fonte: qui

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